HAPPY 8 MARZO!

Rievocami i passati sospiri
Per sorridere di nuovo
Alle azzurre meteore di sorrisi.

Sconvolgimi i sogni e le molli
Malinconie, affinché io possa
Parlare alle voci dell’anima.

Scompigliami i pensieri ordinati
E ben riposti,
arruffali, stuzzicali, pizzicali
e correranno impazziti
verso sentieri stregati dall’incanto
del tuo sguardo.

Confondimi il cuore, ti prego, e sarò
Finalmente l’irreale passione
Del solitario sentire.

Sono Solo Scarabocchi
2016
Poesie

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REGALO DI NATALE: SONO SOLO SCARABOCCHI

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All’inizio scrivevo solo poesie.
Non riuscivo a utilizzare nessun’altra forma di narrazione.
E poi le amavo.
Le ho amate da sempre.

In prima elementare, credo, mi presentarono una poesia. Era di un tal Giosuè Carducci. Parlava di nebbia, di vino, di profumi dell’inverno. Lo ricordo perché era strano quel nome, “Giosuè”, e da quelle parole, davvero, riuscivo a sentirne gli odori e immaginarne i colori. Ricordo anche ciò che pensai in quel momento: “Scusami, Signor Giosuè, ma da questo momento, questa poesia è mia. Non ti appartiene più. Mia.” Non sto inventandomi nulla, l’ho davvero pensato e per anni, l’unica forma sul serio di arte che potevo reputare tale nella scrittura era la poesia.

A 9 anni, alla vigilia del giorno della festa della mamma, scrissi la mia prima poesia. Breve ma intensa. L’unica che ancora oggi io mi ricordi a memoria:

Mamma

E’ sempre colei che ti perdona.
Sempre pronta a consolarti col suo dolce sorriso
Non darle dispiaceri,
Ella soffrirebbe tanto
E avrebbe sempre gli occhi velati di pianto.

Dopo averla scritta, orgogliosa la mostrai alla maestra. Lei mi chiese da chi l’avessi copiata. Le dissi che l’avevo scritta io e la maestra non solo non mi credette ma mi mise in punizione e mi diede una nota sul registro. Dovette intervenire mia madre per farmi togliere la nota e soprattutto riabilitare la mia “arte” alla maestra.

Con la mia amica del cuore delle medie, Monica, eravamo innamorate di Jacques Prévert. Lei era più fortunata, però, perché nella libreria di sua madre aveva trovato un cofanetto rosso, di quelli eleganti, rilegato in oro e velluto, contenente tre piccoli volumetti con tutte le sue poesie. Quando andavo da lei al pomeriggio a studiare, sgattaiolavamo in salone e aprivamo la teca dei libri “rari” e rubavamo quel cofanetto, poi di nascosto, quasi un’avventura proibita, ci nascondevamo in camera sua a declamare quei versi.

Immense et rouge
Au-dessus du Grand Palais
Le soleil d’hiver apparaît
Et disparaît
Comme lui mon coeur va disparaître
Et tout mon sang va s’en aller
S’en aller à ta recherche
Mon amour
Ma beauté
Et te trouver
Là où tu es.

Le leggevamo in italiano, ma cercavamo di recitarle anche in francese. Credo che la mia passione per quella lingua, da me così amata negli anni della mia giovinezza, sia dovuta proprio alle poesie di Prévert, ma non solo. Al liceo – linguistico ovviamente – scoprii Guillaume Apollinaire e le sue poesie dalla grafica particolare e fu una folgorazione. Lo ritenni un genio e lo amai come forse non ho amato nessun altro poeta.

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Del resto chi ha la capacità di immaginare, ideare e realizzare calligrammi del genere è qualcosa che va molto oltre il genio. Lasciatemelo dire.

Insomma, Prévert, Apollinaire ma anche Baudelaire. E gli italiani: Cesare Pavese – immenso e amatissimo sopra qualunque altro autore – Salvatore Quasimodo, Alda Merini. I miei “Amici Poeti”. E mentre ascoltavo le lezioni di letteratura inglese, francese e italiana (ovviamente) in un quaderno che avevo preso in prestito dallo Zibaldone di Leopardi, buttavo giù scarabocchi e parole. Da lì il titolo di questo blog e della raccolta che oggi è uscita.

Sono le mie parole più intense. Quelle che mi derivano dall’anima. Quelle che, un giorno pensavo, avrei inanellato e poi indossato come una collana. Frammenti di specchio attraverso i quali osservare la vita. E che mi sono regalata in forma di ebook e di libro.

Oggi esce Sono Solo Scarabocchi. Poco più di 50 poesie dei miei anni verdissimi. Parole che amo ancora moltissimo. E il libro del quale sono più emozionata. In ebook e in carta. La consulenza grafica sia per la cover – magnifica – che per l’ebook e il libro è stata realizzata da Luna di E’ Scrivere.

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ET MAINTENANT

4aa663f745a1b_bigEt maintenant
que tu me parles comme un ami,
que tu embrasses tendrement
mon visage avec l’affection d’un père,
que tu m’observes
d’un regard déjà lointain,
que tu souris
réservé et distant
et que tu exprimes ton adieu
d’une gaieté toute fraternelle,
je comprends que je t’ai perdu

Amneris Di Cesare

ROSSETTO

Red_lipRed Lip by alfiererosso 

Scivola lento
Il belletto rosso
Dalle mia labbra accese.
Sbiadite or restano,
quando protese,
Ancora chiedono il sapore scosso
Del tuo bacio, ardite,
Dal tuo fiato, arrese.
Soffice lo sfiorar d’anima mosso
Contro il palpitare d’un amor mai detto,
scivola lento il pallido rossetto
Usato per attrarre ancor più vanto
E adesso misero vezzo,
Umido incanto
di piaceri nascosti.
Abbandono i miei sensi
A giochi scomposti
Mi arrendo alla gioia di saperti avvinto
Mentre un pensiero è sospinto
a pianti sommessi.
Ti amo – vorrei dirti – ma il mio cuore è serrato
In prigione muta di timidezze vane,
assoluta testarda segretezza intensa
Non dirà mai, quanto stretto io abbia
Forte e gelosa al mio petto,
il sentir le tue labbra sciogliere il mio fiato.

Amneris Di Cesare
Settembre 2009

(ciao ennio…)

Slowly slips
The red lipstick
From my alight lips.
Faded now remain,
when stretched,
Still asking the flavor shaken
Of your kiss, bold,
From your breath, surrendered.
Softly grazing the soul moved
Against the throbbing of a love never said,
slowly slips the pale lipstick
Used to attract even more pride
And now poor habit,
wet spell
of hidden pleasures.
Abandoning my senses
To decomposed games
I give up the joy of knowing bound
While a thought is pushed
subdued to tears.
I love you – I would say – but my heart is tight
In prison pack of shyness in vain,
absolute secrecy stubborn intense
I will never say, how strong and jealous 
I have tightened it at my chest,
to feel  your lips melting with my breath

E OGGI… POESIA!

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So chi sei.
Sento che gridi il mio nome ogni notte,
Strisci sulle persiane socchiuse
Sibilando t’intrufoli fra le crepe dei muri,
Il sospiro lieve che
Esce dalle fessure sottili
Mi dice di te.
Avverto il solletico ansioso,
Sensuale che dai alla mia pelle,
Accarezzandola stuzzichevole.
Ne bevo il soffio vitale
L’energia di vita che infondi
In questa tua folle corsa senza fine.
So che sei il Vento.
E prima o poi – quando anima diventerò – ti accompagnerò
Nel tuo correre
A sciogliere i lacci annodati stretti stretti
Della vita.

(So chi tu sei – Il canto del solitario sentire – Amneris Di Cesare)