NUOVA RECENSIONE PER FIGLIA DI NESSUNO: ROMANTICAMENTE FANTASY SITO

E’ passato un po’ di tempo da quando Figlia di nessuno è uscito su Amazon come self-published ma continuano ad arrivare recensioni. E sono sempre belle soddisfazioni perché sono positive. Perciò grazie a Romanticamente Fantasy per questa attenta lettura. In fondo basta poco per far felice un autore che ce la mette tutta per creare un buon testo ed esprimere un pensiero, un’opinione, descrivere un mondo con tanto impegno: basta fargli sapere che lo si è letto e cosa si pensa di ciò che si è letto. Non necessariamente positivo, nel caso. Anche se, come in questo caso, fa piacere che sia stato accettato con entusiasmo. 4 Stelline sono davvero tante.

 

Grazie a Romanticamente Fantasy per avermi letta e recensita!

CHICCHI DI PENSIERI: RECENSIONE A FIGLIA DI NESSUNO

Che se poi uno ci pensa bene, è per avere feedback come questo di Chicchi di Pensieri, che uno scrive…
Grazie al blog Cdp per questa recensione bellissima!

Nivea Maria Gonçalves Mello Branco è figlia di Adelaide, ballerina di Samba al Copacabana Cafè.
Suo padre?
Sull’identità paterna ci sono davvero poche certezze e la stessa madre non ha mai saputo dire se la piccola Nivea fosse figlia del marito sposato a sedici anni, o forse di un certo Thiago, scuro e bello, o magari di un giovanotto timido ed impacciato con cui ha vissuto una notte di tenerezza (finita in un brutto incubo…).
Sua madre le ha sempre raccontato con trasporto dei suoi amori, dei suoi sogni ad occhi aperti che l’hanno fatta soffrire, e sua figlia – questa figlia di nessuno -, la bellissima Nivea, con gli occhi scuri, lo sguardo malizioso, il sorriso seducente, il corpo sodo e desiderabile, mentre la ascolta pensa che lei non farà mai come la sua povera mamma: non si lascerà prendere in giro dagli uomini che vogliono solo giocare col suo corpo e possederla come un oggetto.
Lei, Nivea, cresce col pensiero che mai nessun uomo la umilierà: potranno insultarla, urlarle contro disprezzo e cattiverie, ma non si lascerà maltrattare e picchiare da nessuno.
Ma soprattutto è determinata a non cedere alla tentazione di sognare…: di sognare una vita felice, un uomo che l’ami e da amare, dei figli…
E’ vero, sognare non costa nulla ma nelle povere e squallide baracche in cui è nata e cresciuta è difficile che si realizzino dei bei sogni; piuttosto, quelle come lei – che da ragazzine sono costrette a incamminarsi per una vita non proprio rispettabile, concedendosi e vendendo il proprio corpo a uomini viscidi – hanno già il destino segnato, e non si tratta di un destino felice.Nivea non passa inosservata e gli uomini la desiderano perchè lei sa come incantarli; la ragazza usa il proprio fascino selvaggio, senza freni, per conquistare, e lei stessa viene attratta da alcuni uomini che, per ragioni e in momenti diversi, faranno parte della sua vita.
Nivea sa che non deve dare a nessuno il proprio cuore, se vuole evitare di soffrire, ma non sarà così semplice, neppure per una donna decisa come lei.
Infatti, anche la sensualissima Nivea ha bisogno di amare ed essere amata, e del resto amare è l’unico lusso che può concedersi, anche se questo significa star male e fare scelte dolorose.

“Figlia di nessuno” è un breve romanzo che ruota attorno alla protagonista femminile, la cui bellezza e il cui modo di fare attraente esercitano un potere seduttivo sugli uomini, come un incantesimo, una malia, e questo fa sì che incontri, sul suo cammino, tanti uomini, da quelli che vogliono soltanto divertirsi, ad altri che invece perdono la testa per lei; c’è pure chi cercherà di toglierla dal mondo della prostituzione.

La vita di Nivea è breve ma intensa e in qualche modo la ragazza riesce a sfuggire alla triste e dura realtà delle favelas e addirittura a inseguire ideali civili importanti, lottando per essi, sempre con quella veemenza, con quel calore che le appartiene per natura.

Gli amori vissuti da Nivea le daranno tante sensazioni ed emozioni travolgenti, donandole piccoli momenti di felicità ma anche di tormento, e sarà costretta a prendere decisioni che la faranno soffrire.
Ma l’importante per lei è vivere ogni giorno con intensità, amando, anche quando ciò comporta rinunce e sofferenze.
L’ambientazione brasiliana ha quell’esoticità (alla quale contribuisce anche l’utilizzo delle tante espressioni e parole in lingua) che immerge totalmente il lettore nel contesto, lo affascina e, al contempo, mette un po’ di amarezza al pensiero della miseria che caratterizza determinati luoghi del mondo.
Nivea è un personaggio femminile particolare, che ha un fuoco dentro di sè, il sesso e l’eros contano nella sua vita e lei è piena di passione, non si vergogna di abbandonarsi al piacere dei sensi; ma è anche alla ricerca dell’amore e l’idea di amare per davvero e in modo assoluto un uomo, fosse anche per un tempo breve, è ciò che davvero aspetta per dar senso alla propria esistenza; anzi, fino a quando non farà l’esperienza dell’amore vero, è come se fosse eternamente insoddisfatta e prendesse a morsi la vita spinta dalla fame inspiegabile per qualcosa di sconvolgente che finalmente la faccia sentire davvero viva.

Il modo di scrivere dell’Autrice intriga il lettore, è una scrittura vivida, che ci fa percepire tutte le sensazioni della protagonista, e ha un che di “musicale” perchè il suo racconto giunge a noi come una nenia, lasciandoci un po’ di malinconia, di nostalgico rimpianto per questa donna che, a dispetto di una sicurezza e sfrontatezza ostentate, nascondeva uno spirito libero e una fanciullesca voglia di vivere la vita senza legami e gabbie.

Una lettura breve ma coinvolgente. 

QUANDO NEMMENO PER UN DUCA L’AMORE TI PRENDE.

51urdz2bf7ql-_sy346_Avevo guadagnato una “cifra inaspettata” dalle mie traduzioni e ho deciso di farne buon uso. Per cui mi sono messa a girellare su Amazon e ho acquistato sei/otto ebook di quelli in offerta a 0,99 cent. Siccome mi piace il romance e pare che questo genere sia l’unico che mi permette di sollevare lo spirito in tumulto, ho soprattutto vagato nelle sezioni di questo genere letterario. E ho voluto dare una chance a un nuovo “Regency” o “Storico” che dir si voglia.

Per amore del Duca, di Christi Caldwell. La copertina era d’effetto – e sebbene io dica spesso che non compro mai un libro facendomi conquistare dalla copertina, in questo caso, non conoscendo bene l’argomento, ho dovuto fare di necessità virtù – la trama incuriosiva, l’estratto piacicchiava. E poi, suvvia, 0,99 cent? Il costo di un caffè al bar? E che sarà mai? Comprato.

La lettura si è dimostrata immediatamente ostica. E questo non tanto per la particolare difficoltà del testo che invece si è dimostrato fin da subito estremamente elementare, oserei dire persino scialbo – in genere i libri di questo genere letterario, sebbene non siano alla stregua di un Il nome della rosa di Umberto Eco hanno però un’accuratezza nelle descrizioni, un’attenzione al dettaglio “storico” nell’arredamento, nei vestiti, nei gesti che definiscono essi stessi un’epoca e un certo modo di vivere e comportarsi tali da meritarsi una lettura appassionata solo per questo sforzo – ma perché fin dalle prime battute c’erano molte cose che non quadravano. Ho subito cercato le informazioni del libro, perché mi risultava impossibile che si trattasse di un libro “tradotto”. In genere, in romanzo autopubblicato (cosa che di per sé implica una maggior attenzione ai dettagli da parte del lettore esigente) quando le tempistiche d’azione, anche le più semplici, non combaciano, il testo è intriso di frasi involute e piene di errori grammaticali, questi particolari svelano immediatamente un autore alle prime armi che si nasconda dietro uno pseudonimo inglese. E invece pare proprio di no, sembra che Christi Caldwell sia una rinomata scrittrice anglosassone di romance regency di discreto successo.

Ma non posso fare a meno di citare alcuni strafalcioni che ho sottolineato nel romanzo.

Oltre un metro e novanta, il torace e le spalle ampie erano pieni di muscoli in evidenza, così diverso dai gentiluomini dell’haute Ton.

Katherine sentì la prima fitta di caldo di quella giornata, rivelata dal rossore che le tinse le guance. “Ehm, ecco!”

Non ho cuore di estrapolare oltre. Ma per corroborare e avvalorare la mia recensione, ecco uno stralcio di trama:

All’inizio, la protagonista Katherine va con la sorella Anne a una non meglio definita “Festa del gelo” a cercare un “fantomatico ciondolo a cuore” che dovrebbe far loro incontrare, e quindi sposare, un Duca, obiettivo ultimo della sorella ambiziosa della goffa e ingenua protagonista. A parte il fatto che la cosa viene data per scontata, quasi si dovesse sapere benissimo in cosa la Festa del gelo consista, nessuna minima descrizione neppure degli arredi della Fiera, Katherine e Anne sono andate da sole, senza “chaperon”, e al massimo dell’imprudenza, si dividono praticamente subito per andare ognuna per la propria strada alla ricerca del ciondolo fatato. In un susseguirsi di vicissitudini abbastanza insulse, Katherine si ritrova a sprofondare nelle acque gelate del Tamigi (Il fiume pare che geli sotto Natale e che allegri giovincelli vi ci pattinino sopra; ma ecco che a un certo punto il Destino ci mette la sua zampa e una lastra di ghiaccio si rompe ma soltanto lei, la pulzella protagonista cade nelle acque gelide del Tamigi, in un buco  che tanto ricorda quelli tondi fatti dagli esquimesi per pescare… tutti gli altri sani e salvi ai bordi a guardare lei che annaspa annegando) e viene salvata da un Duca, appunto, che però è burbero e maleducatissimo. Ora, sorvolando la maleducazione dell’uomo – e mi risulta davvero difficile pensare che anche il più negriero degli uomini dell’epoca si comportasse in maniera così villanzona di fronte a una signorina tremante di freddo – ma dopo la caduta nel Tamigi, la nostra eroina resta con i vestiti bagnati (e, ricordo, siamo sotto Natale, il clima dovrebbe essere al di sotto dello Zero a Londra) coperta solo da una giacca che il nobile le ha lanciato con malagrazia, per diverse decine di minuti e poi, con tutta agilità viene portata in braccio dallo stesso nerboruto galantuomo fin dentro casa (quei vestiti bagnati, oltre a esser ormai diventati una ghiacciaia naturale, immagino fossero pesantissimi, difficile trasportare una pulzella, per quanto minuta, con tutto lo scafandro di gonne, sottogonne, allarga gonne, mutandoni e corsetti, tutti bagnati e tutti gelati) e tutto questo mentre la povera sorella Anne chissà dove si trova, ancora, tutta sola a una Festa del gelo animata solo da cartomanti e poco di buono… 

Arrivata alla fine del secondo capitolo, ho “capitolato” (perdonate il bisticcio di parole). Non si poteva continuare. La mia mente urlava chiedendomi a gran voce “Perché?” Perché, di grazia, vuoi massacrare il tuo intelletto leggendo questa roba? Ok, non sono le 50 sfumature ma pur sempre è robaccia, scritta malissimo, con nessuna attenzione ai dettagli, ai costumi e alle rigide etichette dell’epoca nonché tradotto in maniera pessima, con errori così grossolani da far impallidire chiunque si intenda almeno un poco di “buona scrittura”.

E ho dato ascolto alla mia “anima interiore”. Basta castronerie, basta libri brutti. Devo ringraziare Kindle per questo: avessi comprato il libro di carta avrei sciupato un bel po’ di alberelli. Con questo, un click su “cancella libro dal Kindle”, e il gioco è fatto. Nessuno si accorgerà mai neppure che questo libro l’ho comprato.

C’è però una domanda (polemica) che mi sorge spontanea: vuoi vedere che per certi generi letterari uno basta che scriva una qualsivoglia stupidaggine (mi impongo di essere educata e di non usare il turpiloquio) e i lettori se la leggeranno senza colpo ferire decretandone un immane successo? 

Valutazione: Una stellina (solo perché Amazon non permette di darne 0)

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FALLEN: LA CADUTA ROVINOSA DEL FANTASY A DERIVA YOUNG ADULT

downloadFino a qualche anno fa, la mia unica lettura “d’evasione” era il fantasy con molte incursioni nel fantastico. Se volevo divertirmi e prendermi qualche ora di fuga dalla realtà, dalle incombenze quotidiane non c’era niente di meglio di un buon libro popolato da elfi, draghi, maghi e fatine. Se poi il mondo del fantasy veniva trasposto nella contemporaneità e mescolato con il mondo dei “babbani” o “mondani” (a seconda che si legga Harry Potter o Shadowhunters), ancora meglio. Come ho detto spesso non mi piacciono le incursioni nel passato e la mitologia mi attira solo se interpretata in epoca odierna.

Poi qualcosa si è spezzato in me. Non so dire quando tutto questo sia cominciato, ma a un certo punto ho smesso di prediligere il fantasy tra i generi letterari. Forse perché troppi sono i cliché che animano e abitano i nuovi romanzi o più semplicemente perché troppa narrativa ultimamente pubblicata di questo genere scimmiotta e scopiazza i più vecchi e famosi. Insomma, a un certo punto sembra di leggere sempre la stessa roba. E tutto ciò ha iniziato ad annoiarmi profondamente.

Ho a lungo tenuto nel Kindle una serie di saghe che, a detta di tanti, erano tra le più originali e meritavano di essere lette dal primo volume all’ultimo. Le ho acquistate nel tempo ma le ho conservate per qualche anno senza aprirle. Ieri, presa da un impulso nostalgico, ho deciso di dare alla saga di Lauren Kate, Fallen, una chance.

La tentazione è stata subito quella di abbandonare la lettura dopo poche pagine. Non solo è scritto malissimo – non ho idea se la traduzione abbia imbellito il testo oppure il contrario – ma l’incedere è così noioso e cupo da farmi sbuffare ogni due, tre pagine. Ma ho continuato perché convinta da amiche di mio figlio che il testo, un fantasy “urban” Young Adult, sarebbe migliorato e la storia mi avrebbe alla fine conquistata.

Non è successo. Fino alla fine ho continuato a chiedermi cosa abbia indotto milioni di lettori a gridare al capolavoro. Come dice Michela Murgia per altri libri cerebro-devastanti, Fallen (libro n.1, perché non esiste che affronti la letturafallen-foto-film del libro n.2!) è un tristissimo, grande spreco di alberi.
Ho pensato che forse, visto il sostanziale cambiamento operato nella versione filmica, qualcosa sarebbe migliorata nel prenderne visione e ho sopportato ben tre quarti del film uscito nelle sale all’inizio di gennaio, su Netflix. La cosa, anziché migliorare è peggiorata.

La fiera delle banalità qui è ancora più evidente. C’è un po’ di voglia di imitare Hogwarts e la magia delle sue ambientazioni fumose e misteriose (la scuola, qui però è correzionale, ha solo “la voglia” di essere senza riuscire ad avvicinarsi alla meraviglia e all’originalità della ben più famosa e meglio descritta scuola di magia ideata dalla J.K. Rowling, ci sono i compagni “amici” e quelli “nemici”, non mancano neppure i professori “sopra le righe” tra cui quello che pare voler proteggere la protagonista e che poi invece si rivela infido), un pochino, ma solo un assaggio – avendo anche Fallen come argomento principale i Nephilim -, di Shadowhunters,  un pochino di questo e un pochino di quello. Ma niente di particolarmente originale e soprattutto tanto di banale.
Quindi il mio giudizio è questo: assolutamente bocciato.
Con formula pienissima

Una stellina solo perché Goodreads e Amazon non permettono di assegnarne zero. 

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MIRA DRITTO AL CUORE: RECENSIONE DI LIBRI DI CRISTALLO

 

 
La prima cosa che mi viene da dire riguardo questo libro è sicuramente che non tratta la classica storia d’amore tra uomo e donna e, anzi, colpisce questo sentimento rendendolo un’ancora di salvezza, ma anche di perdizione. La protagonista Sarah è inizialmente una ragazzina piena di vita che pian piano, crescendo, perde la sua gioia a causa di tutte le cose che le accadono nel corso della vita e sopratutto a causa di Andrea (non posso dirvi perché, o cadrei nello spoiler!). Questo personaggio mi è piaciuto, ma in alcuni tratti ho trovato la psiche della donna davvero contorta a causa del suo passare continuamente di uomo in uomo. A un certo punto questa situazione mi aveva quasi infastidita e stavo lì a chiedermi ‘ma perché fai così se sai di amare Thomas?!?!?’. Alla fine ho cercato di immedesimarmi nella sua testa e credo di essere riuscita a comprendere il tarlo che la mangiava dall’interno, anche se non ho mai capito appieno il suo sacrificio nei confronti di Andrea.
Thomas, d’altro canto, è un personaggio insicuro che fa praticamente la stessa cosa di Sarah: si abbandona ad altre donne, pur di non ammettere il suo amore verso la migliore amica.
La storia è combattuta, piena di colpi di scena agrodolci e dalle tonalità molto scure. Si tratta, infatti, di un libro dalle tonalità nere in cui oltre all’amore puro, vengono toccati altri temi più sofferenti: l’amore violento, la malattia, la morte e il rifiuto.
Si tratta di un libro molto scorrevole, scritto con uno stile maturo, ma allo stesso tempo leggero, che rende i temi trattati più semplici da gestire. Mi è piaciuta molto la suddivisione dell’intero volume in fasi vitali, facendo degli sbalzi temporali interessanti e per nulla fuori luogo. Consiglio questa lettura a chiunque abbia voglia di scoprire diversi lati dell’amore ed abbia voglia di imparare a dar retta al proprio cuore, senza evitarlo disastrosamente.

FIGLIA DI NESSUNO: LE PICCOLE RECENSIONI CHE VALGONO MILIONI.

Un grazie sentito, sincero, di cuore a tutte le persone che hanno recensito la mia Figlia di Nessuno su Amazon.it e su Goodreads. Forse non sanno quanto importanti siano le recensioni, anche minime, a un libro per un autore.

Grazie, di cuore nuovamente.
a.
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BLA BLA LAND

Ok, sei statuette e premio come miglior attrice all’Academy Awards. E possiamo dire che anche quest’anno ce lo siamo levato di torno. Hanno dovuto premiare un film musicale, dopo tanti Oscar negati a film ben più illustri – dico che hanno dovuto perché era un tributo che forse da un po’ mancava – e non è che se ne producano poi così tanti di film musicali, quindi c’era questo di questo regista giovane, ok, mettiamo in elenco questo e facciamoci su un po’ di can can in modo che la gente vada a vederlo al cinema e dica che è un capolavoro.
Peccato che sia di una noia mortale e che l’unica voglia che ti prende mentre lo guardi è di uscire dalla sala e chiedere il rimborso dei soldi del biglietto. O di mangiarti un ennesimo barattolino di pop corn seduta al tavolino della caffetteria del Ucicinema, perché il cartellone promozionale del prossimo “hit da botteghino” è più interessante e divertente del film che ancora sta andando sullo schermo nella sala da cui sei appena uscita.
Noia mortale dicevo, parliamo di trama: credo che a fatica su Amazon si riesca a trovare un self-published con un plot così scarso.
Lui si scontra con Lei, litigano, si dividono, vanno ognuno per la propria strada. Si incontrano di nuovo, litigano, ognuno per la propria strada. Di nuovo a una festa, lei lo provoca, lui sta al gioco, parlano, poi di nuovo per la propria strada. Lui cerca di vivere il suo sogno, lei cerca di vivere il suo sogno. Lei ha un fidanzato ricco che la vuole come soprammobile. Lui le propone di vedere un film in un vecchio cinema underground. Il fidanzato di lei la porta a cena, lei si annoia da morire a un certo punto saluta il fidanzato e corre – intanto lui è già al cinema e sta per finire il primo tempo – su due scarpe tacco26 nella notte e arriva al cinema dove c’è lui. Sognano e si ritrovano nel film Gioventù Bruciata e sognano sognano sognano ballano ballano ballano. Lui vuole aprire un locale jazz in un ex-locale tempio del jazz. Lei vuole scrivere una pièce teatrale one-woman-show e lui le dice “perché non lo fai? Dai, fallo” e lei ci si mette di brutto. Lui ha una botta di culo e ottiene un lavoro: deve suonare in una band di successo. Vanno a vivere insieme e lei aspetta che lui torni la sera, ma la band ha successo e lui deve andare in tournée (per guadagnare i soldi che gli servono per aprire un locale, il suo sogno). Lei aspetta, aspetta, aspetta e lui intanto suona suona suona, poi torna a casa e le prepara la cena, ma lei rompe le palle perché non sa più dove stanno andando e se lui vuole davvero inseguire il suo sogno. Litigano, lui butta le lasagne nella spazzatura (ma no! si potevano ancora mangiare, gli americani buttano sempre il cibo che non mangiano, spreconi!) e va a fare una passeggiata. Lei resta a casa a preparare il suo spettacolo. Fa lo spettacolo che è un fiasco totale e lui non ce la fa ad arrivare perché – orrore, stava lavorando! – e lei lo lascia e scappa da mammà. Mentre lei è da mammà arriva la richiesta di un provino e lui la cerca per convincerla a farlo. Lei lo fa e il provino ha successo. Lui le dice, vai, parti per Parigi e vivi il tuo sogno. Lei gli chiede “e noi?” Lui, staremo a vedere come vanno le cose, sappi che ti amerò per sempre. Lei: “anche io ti amerò per sempre”. Nemmeno decollato l’aereo lei è già incinta di un altro. Dopo cinque anni, un marito ricco, una figlia di 4 anni lasciata alla baby sitter, famosa come poche, Lei si imbatte (Toh!) nel locale che Lui sta inaugurando proprio quella sera (Ma ToH!) perché Lui ha effettivamente realizzato il suo sogno. Carrellata sul “ciò che avrebbe potuto essere” tra i due e, zoomata finale sul primo piano di Lei che se ne va con il marito ricco.
Fine.
Figata.
Dicono: la regia, la fotografia. Il Jazz! Uhm. Primi piani, campi lunghi, scenografie alla Norman Rockwell. Cosette così. Un ballo sull’autostrada giusto all’inizio. In molti hanno inneggiato al capolavoro. Io trovo la cosa invece un tantino stucchevole. Amici esperti dicono che le parti dedicate al Jazz contengono tante inesattezze da irritare e sono davvero povere. Io le ho trovate – da profana – molto piacevoli, forse l’unica cosa davvero piacevole. Fotografia: carina, molto carica, molto “colorata”, tipo cartone animato. Dicono: ma il Musical! Dov’è? Solo perché canticchiano un po’ e la protagonista con le sue amiche sculettano per strada di notte, quella è una citazione di un musical? Siamo seri. Dai.
Bocciato, su tutta la linea.
E non, come ho letto da altre parti, perché non c’è un lieto fine.
Semplicemente perché è una delle cose più banali e noiose che abbia mai visto negli ultimi anni.
Invece voglio andare a vedere Moonlight.
Che ha MERITATEVOLISSIMEVOLMENTE Meritato l’Oscar, quello vero, quello del miglior film.
Ok.
Voltiamo pagina, cosa danno al cinema stasera?
 

J.K. ROWLING – L’INCANTATRICE DI 450 MILIONI DI LETTORI – RECENSIONE

33125298J.K. Rowling – L’Incantatrice di 450 milioni di lettori
by Marina Lenti
Published November 2016 by Ares
ISBN139788881556885
Edition Language Italian

 

Non c’è nessuno, in Italia per lo meno, che conosca la vita e le opere di J.K. Rowling meglio di Marina Lenti. Perché la segue fin dagli albori, fin dai tempi in cui, alla domanda “ti piace il maghetto con la cicatrice a saetta?” ti veniva risposto “Harry Potter chi?”. Lo posso dire e lo so perché io seguivo lei, Guida Italiana di Harry Potter per Supereva.it quando ero alla ricerca disperata di informazioni, notizie e fan con cui condividere una passione smodata per questa saga meravigliosa. Non c’è nessuno che sa parlarne e descriverne le particolarità e i messaggi intrinseci meglio di lei. Provate a leggere Incantesimo Harry Potter, primo saggio sulla saga e sulla genesi completa tra libri e film, edito da Delos nel lontano 2006 e poi ristampato in una nuova versione aggiornata nel 2010. Oppure La Metafisica di Harry Potter, (Camelozampa 2012) e ancora Harry Potter: Il cibo come strumento letterario, (Runa Editrice 2015) di cui ho curato l’editing o anche i suoi saggi in Potterologia: dieci as-saggi dell’universo di Harry Potter (Camelozampa 2011 e 2015) e Il Fantastico nella Letteratura per ragazzi (Runa Editrice 2016) e ne avrete la prova.

Questo saggio-biografia su J.K. Rowling non è da meno dei suoi precedenti, perché Marina Lenti nei suoi saggi non solo fornisce notizie poco conosciute ma riesce sempre a offrire al lettore più esigente, al fan più accanito, quel mix di informazioni e curiosità nascoste, unite a un’analisi generale sempre argomentata al meglio. Ed è quello che avviene in questa opera e che offre questa biografia ufficiosa (che se fossi la Rowling mi affretterei a renderla ufficiale, invece, perché le risparmierebbe la fatica di scriversene una lei stessa, tanto è puntuale e attendibile), consigliata per tutte le età e tutti i livelli di conoscenza dell’opera dell’autrice inglese.

Valutazione cinque stelline. 

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DECISIONI IMPORTANTI

 

Ci sono momenti in cui devi per forza scegliere. E io ho sempre scelto autonomamente nella mia vita. Anche quando le scelte sono state indotte da consigli sbagliati – ho scoperto poi, a mie spese, che le decisioni prese ascoltando il consiglio di altri e non la mia personale e intima intuizione si sono tutte rivelate sbagliate e ho dovuto pagarle caro – ho sempre scelto e non ho mai rinnegato o rifiutato la responsabilità di una scelta mia.

Oggi devo scegliere, e non è che sia di chissà quale strategia stiamo parlando, ma è comunque una decisione che devo prendere. E che prenderò

Ritornerò su questo spazio, abbandonando per un po’ i social network. Mi rintanerò qui a parlare del nulla o del tanto, a seconda di come uno vorrà interpretarlo e metterò qui dentro pezzetti di scrittura, di sogni, di riflessioni. E le recensioni dei libri che leggerò, quelli che compro e che leggo spontaneamente e non quelli che invece mi assegnano i blog per cui collaboro. Ho già iniziato, andrò avanti in questa direzione.

Non ho una meta, non ho un fine. Ho smesso di cercare di vedere oltre l’orizzonte.

Da oggi, l’orizzonte torna a essere una linea dritta in lontananza. 

(se guardi attentamente proprio prima del sorgere o del calar del sole, un raggio di colore verde intenso può comparire sula linea dell’orizzonte… https://it.wikipedia.org/wiki/Raggio_verde )

RECENSIONE: UN LORD DA CONQUISTARE – VIRGINIA DELLAMORE

un-lord-da-conquistare-di-virginia-dellamore-e1485330078938Un lord da conquistare
Virginia Dellamore
Autoprodotto
: https://www.amazon.it/dp/B01MUFSGH9/

Althea Hope è tutto fuorché un’eroina romantica: ha quasi trent’anni, porta gli occhiali, e il suo guardaroba non contiene un solo abito che non sia terribilmente fuori moda. In più, ricopre la classica professione delle zitelle senza speranza: fa l’istitutrice e la chaperon di una ragazza alla sua prima Stagione. Il suo compito è quello di accompagnare la ricchissima e bellissima Greta agli eventi mondani, tenendola sotto controllo ma rimanendo sullo sfondo come una severa tappezzeria. Anche Lord William Warwick non è il protagonista perfetto di una storia d’amore: è misogino e scontroso, e i modi villani che sfoggia anche nei migliori salotti gli vengono perdonati soltanto perché è più ricco di Creso. È giunto a Londra per cercare moglie: perfino lui, che preferisce concedersi dei rapporti fugaci e considera con orrore la sola idea del matrimonio, si rende conto che a trentacinque anni è venuto il momento di dare un erede legittimo al casato. Di sicuro, William non è l’uomo ideale di Althea. Di sicuro Althea non è la donna ideale di William. Eppure, loro malgrado, finiscono con l’incontrarsi fin troppo spesso e chissà che quelle apparenti scintille d’odio e ripicca non celino ben altri tipi di fiamme…

Amo di un amore profondo i classici della letteratura inglese a partire da Jane Austen (di cui ho letto i romanzi più e più volte) fino a Henry James passando da Elizabeth Gaskell, Thomas Hardy e Charles Dickens. Li amo da sempre: da bambina erano il mio “parco giochi”, il mondo in cui sognavo di poter vivere, i luoghi in cui animavo i miei sogni e balocchi. Amo da sempre i classici inglesi e le storie di un’epoca ormai passata, dove un solo sguardo può risultare peccaminoso, uno sfiorar di dita su pelle nuda di un polso può diventare compromettente se non addirittura scabroso. Eppure non amo lo “storico contemporaneo” o il Romance Regency come lo definiscono gli editori sebebe sia uno dei generi di narrativa odierna di maggior successo. Il perché è presto detto: a parte qualche rara eccezione, in genere si tratta di testi che scimmiottano i classici, specialmente la Austen, ripercorrendone in chiave “più moderna” trame e situazioni. Per cui non ne leggo tanti.

Ho letto Lady Opaline di Virginia Dellamore (qui la mia recensione su Amazon https://www.amazon.it/gp/customer-reviews/R2EVU5IUOC1DIO/) attirata come tanti altri lettori dal clamore suscitato dalla notizia che dietro a questo pseudonimo vi si celasse una ben più famosa autrice romance e, lo confesso, anche dal prezzo particolarmente “onesto” dell’ebook appena uscito. Ammetto che, pur con qualche riserva sul finale e su certi dialoghi un po’ troppo “contemporanei” il prodotto (perché di questo si tratta) Dellamore non mi era dispiaciuto. E mi dicono che i dialoghi più “liberi” da costrizioni storiche relative a un’epoca passata son scelte di “marketing” volute e rivolte ad affascinare quelle lettrici che non si avvicinano a uno storico perché diffidenti, perché timorose di imbattersi in un testo troppo forbito e rigido,  pertanto noioso. Che io sia d’accordo o meno su questa scelta stilistica è ininfluente. Conferma però che ci sia un’operazione commerciale pre-confezionata a supporto.

Un Lord sa conquistare, sempre di Dellamore, mi ha convinto all’acquisto solo per via del prezzo. Come ho già detto prima, difficilmente mi piacciono i Regency. E tutto sommato l’opinione di lettura è la medesima rispetto al già menzionato Lady Opaline. Buona scrittura – anche se in alcuni punti dubbia per tempistiche di azione e alcune ripetizioni di aggettivi e avverbi in “ente” forse sfuggite al correttore di bozze – e lettura godibile anche se, ahimè, circostanze e caratterizzazione ripercorrono troppo pedissequamente il ben più famoso Orgoglio e Pregiudizio della Signora Austen. Le analogie sono davvero troppe per non fare similitudini: Warwick è praticamente il clone narrativo di Mr. Darcy sia come carattere che come posizione economica, Leonard invece quello di Mr. Bingley; Althea Hope è praticamente la copia carbone di Elizabeth Bennet, anche se qui è una povera e squattrinata istitutrice e chaperon di Greta, radiosa bellezza giovanile, figlia di un facoltoso commerciante senza titoli nobiliari, e che invece rispecchia totalmente il personaggio di Jane, sorella di Elizabeth. A un ballo a cui Leonard e Warwick sono invitati (come avviene nel più famoso Orgoglio e Pregiudizio) incontrano le due giovani fanciulle e l’ingenuo Leonard si innamora a prima vista della bellissima e semplice Greta esattamente come avviene per Bingley e Jane Bennet mentre Warwick e Althea hanno uno scontro piuttosto animato e si dichiarano senza mezzi termini le rispettive antipatie, guarda caso come avviene a Darcy e Lizzy. La madre di Greta è una signora facoltosa ma molto cafona (come la Signora Bennet), la sorella di Warwick e madre di Leonard è una donna fredda e calcolatrice che ovviamente si oppone al matrimonio dei due giovani e allontanerà il figlio dall’amata (come la sorella di Bingley). Non manca neppure la corsa a Gretna Green – in Orgoglio e Pregiudizio perpetrata dalla sorella di Elizabeth e Jane, Lydia – la proposta di matrimonio rifiutata e la visita ai possedimenti di Warwick per far vedere ad Althea “cosa si perderebbe” se rifiutasse ancora una simile proposta e valutare quindi la possibilità di innamorarsi del burbero nobiluomo.

In pratica una rivisitazione del più famoso romanzo ottocentesco con un po’ più di baci e contatti carnali – sempre molto casti comunque – rispetto all’originale e qualche suggestione sensuale in più, per accontentare un pubblico odierno più disincantato.

Lettura godibile quindi, dicevo – si trascorrono alcune ore di svago infatti – anche se non da strapparsi i capelli per l’entusiasmo. Non ne leggo molti di storici ma un pochino ne leggo. E spiace ammetterlo ma qualcosina di meglio, se non altro non fotocopiato dai classici, in giro si trova.

Valutazione 3 stelline.

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p.s.: mi accorgo adesso, dopo aver letto la mia recensione su Amazon ben 2 anni fa a Lady Opaline, che in pratica muovevo all’autrice le stesse identiche obiezioni di questo nuovo libro. Coincidenze? Io non credo 😉