NUOVA RECENSIONE PER FIGLIA DI NESSUNO: ROMANTICAMENTE FANTASY SITO

E’ passato un po’ di tempo da quando Figlia di nessuno è uscito su Amazon come self-published ma continuano ad arrivare recensioni. E sono sempre belle soddisfazioni perché sono positive. Perciò grazie a Romanticamente Fantasy per questa attenta lettura. In fondo basta poco per far felice un autore che ce la mette tutta per creare un buon testo ed esprimere un pensiero, un’opinione, descrivere un mondo con tanto impegno: basta fargli sapere che lo si è letto e cosa si pensa di ciò che si è letto. Non necessariamente positivo, nel caso. Anche se, come in questo caso, fa piacere che sia stato accettato con entusiasmo. 4 Stelline sono davvero tante.

 

Grazie a Romanticamente Fantasy per avermi letta e recensita!

CAMP NANOWRIMO: PROVA SUPERATA

 

E in largo anticipo!

La cosa bella del NaNoWriMo è che ti spinge a dare il massimo, di pigiare sull’acceleratore della tua scrittura senza pensare alle conseguenze successive (editing, correzione bozze, congruità e caratterizzazione, ecc.) ma lasciarti andate a tutta velocità come su una moto lanciata all’estremo, in una strada libera senza semafori o incroci e pensare solo ad arrivare alla fine della narrazione e solo allora tirare un sospiro di sollievo e dire
WOW!
Che corsa!
Che brividi!
Che sballo!

Il Camp NaNoWriMo rispetto al contest di Novembre ha una marcia in più: le Cabin. Che puoi scegliere random oppure puoi formare con altri 11 amici e dentro le quali puoi chattare e discutere di scrittura, di ciò che stai scrivendo e confrontarti su vari fronti. Aiuta a sentirti parte di un tutto di scrittura e meno solo in questa corsa folle verso le 50.000 parole in un mese. E anche su altri fronti perché sei ti ritrovi a doverti fermare per una ragione o per l’altra, i membri della tua cabin possono fare il tifo per te e spronarti a riprendere il ritmo.

Ho iniziato a scrivere PRIMA che il Camp NaNoWriMo iniziasse, l’ho già detto. E sono già arrivata alle 50.000 parole. Adesso devo trovare il modo di rallentare chiudere la storia che ho con così tanta forza raccontato. Speriamo di riuscirci. Almeno un po’ prima delle 70.000 visto che sono già a 58.228.

Ma a tagliare si fa sempre in tempo. Fa male ma si può fare.
Lo farò, magari revisionando il romanzo al NaNoWriMo di Novembre.

SCRITTURA: PAUSA PASQUALE

Devo per forza fare una pausa.
Ho cambiato tutto mentre scrivevo.
L’outline è inservibile.
Le cose hanno preso un’impennata differente.

E allora d’accordo.
Niente scrittura fino a Lunedì.
Si medita, si lascia macerare il cambiamento, si indossa il testo e si valutano le mosse successive.
Nel frattempo, si ascolta musica.
La playlist del romanzo, appositamente selezionata per lui su Deezer.

 

CAMP #NANOWRIMO: FINISCO PRIMA?

Avevo detto che avrei tenuto un #CampNaNoWriMo Diary sui progressi fatti durante questo mese di Aprile-Camp, ma in realtà non l’ho più fatto. Perché? Perché, come avete potuto leggere nei post precedenti, i primi dieci giorni di Aprile li ho trascorsi a scrivere e a domandarmi perché scrivere proprio quella storia.

A dire il vero, per essere totalmente sincera, ho iniziato a scrivere a metà marzo e sono arrivata al 1 Aprile con già 32.000 parole circa scritte. In questi ultimi dieci giorni ne ho aggiunte altre 13.500, per un totale di circa 45.500 parole scritte fino a oggi. L’obiettivo è di scriverne 50.000 per la fine del mese di Aprile, quindi, direi che concluderò in Camp NaNoWriMo in grande anticipo.

La differenza tra il Camp di Aprile e il NaNoWriMo di Novembre, per quello che sono riuscita a comprendere, è che nel Camp ci sono le “Cabin”, o Capanne, dove dodici Nanowrimers possono raggrupparsi e chattare, discutere di vari argomenti relativi alla scrittura e organizzare le Writing Wars.

Cosa sono le Writing Wars? Sono delle vere e proprie sfide che i partecipanti della Cabin possono indire a una certa ora del giorno o della sera in cui ci si impegna tutti insieme a scrivere per un certo periodo di tempo e in contemporanea, collegati alla Cabin. Vince chi ha scritto più parole, ma in realtà è un modo per stare insieme e farsi ispirare o sfidare se stessi a una scrittura compulsiva. Perché nel NaNoWriMo lo stile non è importante. Nel NaNo, quello che conta sono le parole che si riesce a inanellare una dietro l’altra, poi ci sarà il tempo per la revisione e l’editing o addirittura la riscrittura.

Il Camp NaNoWriMo comprende anche l’editing, comunque. Si calcola in modo differente, magari non parola per parola ma viene considerato ai fini della classifica del NaNo.

In ogni caso, questa sfida del NaNoWriMo, anche se non si vince come sempre nulla, è stimolante. Non so che meccanismo inneschi, ma è vero. Si scrive. Si scrive di più e se si ha un progetto che langue, ti porta a concluderlo.

CONTINUO O NON CONTINUO?

 

Quello che temevo è successo. E’ tornato il DUBBIO.
Ho interrotto il FLUSSO e ho smesso di scrivere.
Adesso sono travolta dall’INCERTEZZA.
Sarà abbastanza interessante? Sarà abbastanza emozionante?
Avrò inserito abbastanza ANGST?
Avrò descritto bene l’IDILLIO?
Avrò messo abbastanza scene d’AMORE?
Ma soprattutto, COSA VOLEVO DIRE con questo romanzo?
E se a tutte le altre risposte potrei dire… DIREI DI SI’, all’ultima invece rispondo NON SO.

Ed è la risposta più devastante di tutte. 

TJ KLUNE’S JOHN E JACKIE PER AMARGANTA

 

https://www.goodreads.com/review/show/1340382717…

Un anno e mezzo fa, più precisamente il 20 luglio 2015, immediatamente dopo aver chiuso il libro, scrivevo questo messaggio a TJ Klune e su Goodreads. Oggi, penso con orgoglio che  questo romanzo meraviglioso è uscito in italiano,  con la mia traduzione. E spero di avergli fatto l’onore che meritaPerché è una stupenda, struggente, dolcissima storia d’amore.

 

 

e queste sono già ben sei recensioni di Amazon:

Su Amazon.it : https://www.amazon.it/John-Jackie-T-J-Klune-ebook/dp/B06XW12MZ4/

TUTTA UNA QUESTIONE DI INIZIO…

Questione di inizio.

Molti dei miei romanzi, iniziati e mai finiti, hanno un problema molto grande.
L’incipit.
O per lo meno la prima parte della narrazione.
Inizio a raccontare quasi sempre dall’inizio. Non faccio mai come alcuni scrittori che lasciano l’incipit per ultimo. Io parto proprio da quando la storia deve cominciare.
E inizio a raccontare. E a raccontare. E a raccontare.
Ora, può capitare che si tratti di un romanzo “rosa”, un romance, dove l’incontro e la storia d‘amore tra i due protagonisti sia il tema principale, la priorità assoluta di tutto il testo.
E invece, io, in quel raccontare cosa faccio?
Caratterizzo. Ambiento. Spiego – cercando di evitare come la peste gli infodump – le situazioni precedenti l’evento, che è l’incontro tra i due piccioncini.
E scrivo, scrivo, scrivo. Racconto, racconto, racconto.
Può quindi accadere che l’incontro tra i due – che alla fine sono comunque destinati a vivere felici e contenti insieme – non avvenga prima di pagina 20-25.
Un’epoca, un secolo troppo tardi, da un punto di vista narrativo.
Quindi il mio quesito è: a che numero di pagina i due innamorati devono incontrarsi affinché i cliché del romance siano rispettati, il lettore smetta di sbuffare chiedendosi perché sta leggendo quel romanzo e la storia d’amore ingrani a tutta birra dimostrandosi vincente sia in termini di gradimento che di incassi?
Così, giusto per curiosità.

CHICCHI DI PENSIERI: RECENSIONE A FIGLIA DI NESSUNO

Che se poi uno ci pensa bene, è per avere feedback come questo di Chicchi di Pensieri, che uno scrive…
Grazie al blog Cdp per questa recensione bellissima!

Nivea Maria Gonçalves Mello Branco è figlia di Adelaide, ballerina di Samba al Copacabana Cafè.
Suo padre?
Sull’identità paterna ci sono davvero poche certezze e la stessa madre non ha mai saputo dire se la piccola Nivea fosse figlia del marito sposato a sedici anni, o forse di un certo Thiago, scuro e bello, o magari di un giovanotto timido ed impacciato con cui ha vissuto una notte di tenerezza (finita in un brutto incubo…).
Sua madre le ha sempre raccontato con trasporto dei suoi amori, dei suoi sogni ad occhi aperti che l’hanno fatta soffrire, e sua figlia – questa figlia di nessuno -, la bellissima Nivea, con gli occhi scuri, lo sguardo malizioso, il sorriso seducente, il corpo sodo e desiderabile, mentre la ascolta pensa che lei non farà mai come la sua povera mamma: non si lascerà prendere in giro dagli uomini che vogliono solo giocare col suo corpo e possederla come un oggetto.
Lei, Nivea, cresce col pensiero che mai nessun uomo la umilierà: potranno insultarla, urlarle contro disprezzo e cattiverie, ma non si lascerà maltrattare e picchiare da nessuno.
Ma soprattutto è determinata a non cedere alla tentazione di sognare…: di sognare una vita felice, un uomo che l’ami e da amare, dei figli…
E’ vero, sognare non costa nulla ma nelle povere e squallide baracche in cui è nata e cresciuta è difficile che si realizzino dei bei sogni; piuttosto, quelle come lei – che da ragazzine sono costrette a incamminarsi per una vita non proprio rispettabile, concedendosi e vendendo il proprio corpo a uomini viscidi – hanno già il destino segnato, e non si tratta di un destino felice.Nivea non passa inosservata e gli uomini la desiderano perchè lei sa come incantarli; la ragazza usa il proprio fascino selvaggio, senza freni, per conquistare, e lei stessa viene attratta da alcuni uomini che, per ragioni e in momenti diversi, faranno parte della sua vita.
Nivea sa che non deve dare a nessuno il proprio cuore, se vuole evitare di soffrire, ma non sarà così semplice, neppure per una donna decisa come lei.
Infatti, anche la sensualissima Nivea ha bisogno di amare ed essere amata, e del resto amare è l’unico lusso che può concedersi, anche se questo significa star male e fare scelte dolorose.

“Figlia di nessuno” è un breve romanzo che ruota attorno alla protagonista femminile, la cui bellezza e il cui modo di fare attraente esercitano un potere seduttivo sugli uomini, come un incantesimo, una malia, e questo fa sì che incontri, sul suo cammino, tanti uomini, da quelli che vogliono soltanto divertirsi, ad altri che invece perdono la testa per lei; c’è pure chi cercherà di toglierla dal mondo della prostituzione.

La vita di Nivea è breve ma intensa e in qualche modo la ragazza riesce a sfuggire alla triste e dura realtà delle favelas e addirittura a inseguire ideali civili importanti, lottando per essi, sempre con quella veemenza, con quel calore che le appartiene per natura.

Gli amori vissuti da Nivea le daranno tante sensazioni ed emozioni travolgenti, donandole piccoli momenti di felicità ma anche di tormento, e sarà costretta a prendere decisioni che la faranno soffrire.
Ma l’importante per lei è vivere ogni giorno con intensità, amando, anche quando ciò comporta rinunce e sofferenze.
L’ambientazione brasiliana ha quell’esoticità (alla quale contribuisce anche l’utilizzo delle tante espressioni e parole in lingua) che immerge totalmente il lettore nel contesto, lo affascina e, al contempo, mette un po’ di amarezza al pensiero della miseria che caratterizza determinati luoghi del mondo.
Nivea è un personaggio femminile particolare, che ha un fuoco dentro di sè, il sesso e l’eros contano nella sua vita e lei è piena di passione, non si vergogna di abbandonarsi al piacere dei sensi; ma è anche alla ricerca dell’amore e l’idea di amare per davvero e in modo assoluto un uomo, fosse anche per un tempo breve, è ciò che davvero aspetta per dar senso alla propria esistenza; anzi, fino a quando non farà l’esperienza dell’amore vero, è come se fosse eternamente insoddisfatta e prendesse a morsi la vita spinta dalla fame inspiegabile per qualcosa di sconvolgente che finalmente la faccia sentire davvero viva.

Il modo di scrivere dell’Autrice intriga il lettore, è una scrittura vivida, che ci fa percepire tutte le sensazioni della protagonista, e ha un che di “musicale” perchè il suo racconto giunge a noi come una nenia, lasciandoci un po’ di malinconia, di nostalgico rimpianto per questa donna che, a dispetto di una sicurezza e sfrontatezza ostentate, nascondeva uno spirito libero e una fanciullesca voglia di vivere la vita senza legami e gabbie.

Una lettura breve ma coinvolgente. 

IMPOSSIBILE INGABBIARE L’IMMAGINAZIONE

 

 

Per anni ho lottato contro la pianificazione di un romanzo, quasi fosse una sorta di “scorciatoia”, di “ti piace scrivere facile” a usare un outline. Il solo pensiero di schematizzare e strutturare, di ridurre un’idea a un “progetto” mi faceva venire i brividi: era come se l’ispirazione venisse ingabbiata in statistiche, algoritmi, schemi. Mi sembrava di reprimere la creatività assoggettandola al mero opportunismo e alla mania di programmazione.
E poi mi sono arresa.
Ho pianificato.
Ho strutturato.
Ho schematizzato.
E la cosa buffa è che l’immaginazione corre veloce ugualmente, forse anche con maggior indipendenza. La mente, nonostante gli schemi e l’outline, non è in controllo sulla fantasia che vola a briglie scioltissime e addirittura si permette il lusso di deviare il percorso andando dove pare a lei, pur restando fedele alle tappe prestabilite.
Insomma, l’estro non si ingabbia.
Nemmeno volendo.

 

QUANDO NEMMENO PER UN DUCA L’AMORE TI PRENDE.

51urdz2bf7ql-_sy346_Avevo guadagnato una “cifra inaspettata” dalle mie traduzioni e ho deciso di farne buon uso. Per cui mi sono messa a girellare su Amazon e ho acquistato sei/otto ebook di quelli in offerta a 0,99 cent. Siccome mi piace il romance e pare che questo genere sia l’unico che mi permette di sollevare lo spirito in tumulto, ho soprattutto vagato nelle sezioni di questo genere letterario. E ho voluto dare una chance a un nuovo “Regency” o “Storico” che dir si voglia.

Per amore del Duca, di Christi Caldwell. La copertina era d’effetto – e sebbene io dica spesso che non compro mai un libro facendomi conquistare dalla copertina, in questo caso, non conoscendo bene l’argomento, ho dovuto fare di necessità virtù – la trama incuriosiva, l’estratto piacicchiava. E poi, suvvia, 0,99 cent? Il costo di un caffè al bar? E che sarà mai? Comprato.

La lettura si è dimostrata immediatamente ostica. E questo non tanto per la particolare difficoltà del testo che invece si è dimostrato fin da subito estremamente elementare, oserei dire persino scialbo – in genere i libri di questo genere letterario, sebbene non siano alla stregua di un Il nome della rosa di Umberto Eco hanno però un’accuratezza nelle descrizioni, un’attenzione al dettaglio “storico” nell’arredamento, nei vestiti, nei gesti che definiscono essi stessi un’epoca e un certo modo di vivere e comportarsi tali da meritarsi una lettura appassionata solo per questo sforzo – ma perché fin dalle prime battute c’erano molte cose che non quadravano. Ho subito cercato le informazioni del libro, perché mi risultava impossibile che si trattasse di un libro “tradotto”. In genere, in romanzo autopubblicato (cosa che di per sé implica una maggior attenzione ai dettagli da parte del lettore esigente) quando le tempistiche d’azione, anche le più semplici, non combaciano, il testo è intriso di frasi involute e piene di errori grammaticali, questi particolari svelano immediatamente un autore alle prime armi che si nasconda dietro uno pseudonimo inglese. E invece pare proprio di no, sembra che Christi Caldwell sia una rinomata scrittrice anglosassone di romance regency di discreto successo.

Ma non posso fare a meno di citare alcuni strafalcioni che ho sottolineato nel romanzo.

Oltre un metro e novanta, il torace e le spalle ampie erano pieni di muscoli in evidenza, così diverso dai gentiluomini dell’haute Ton.

Katherine sentì la prima fitta di caldo di quella giornata, rivelata dal rossore che le tinse le guance. “Ehm, ecco!”

Non ho cuore di estrapolare oltre. Ma per corroborare e avvalorare la mia recensione, ecco uno stralcio di trama:

All’inizio, la protagonista Katherine va con la sorella Anne a una non meglio definita “Festa del gelo” a cercare un “fantomatico ciondolo a cuore” che dovrebbe far loro incontrare, e quindi sposare, un Duca, obiettivo ultimo della sorella ambiziosa della goffa e ingenua protagonista. A parte il fatto che la cosa viene data per scontata, quasi si dovesse sapere benissimo in cosa la Festa del gelo consista, nessuna minima descrizione neppure degli arredi della Fiera, Katherine e Anne sono andate da sole, senza “chaperon”, e al massimo dell’imprudenza, si dividono praticamente subito per andare ognuna per la propria strada alla ricerca del ciondolo fatato. In un susseguirsi di vicissitudini abbastanza insulse, Katherine si ritrova a sprofondare nelle acque gelate del Tamigi (Il fiume pare che geli sotto Natale e che allegri giovincelli vi ci pattinino sopra; ma ecco che a un certo punto il Destino ci mette la sua zampa e una lastra di ghiaccio si rompe ma soltanto lei, la pulzella protagonista cade nelle acque gelide del Tamigi, in un buco  che tanto ricorda quelli tondi fatti dagli esquimesi per pescare… tutti gli altri sani e salvi ai bordi a guardare lei che annaspa annegando) e viene salvata da un Duca, appunto, che però è burbero e maleducatissimo. Ora, sorvolando la maleducazione dell’uomo – e mi risulta davvero difficile pensare che anche il più negriero degli uomini dell’epoca si comportasse in maniera così villanzona di fronte a una signorina tremante di freddo – ma dopo la caduta nel Tamigi, la nostra eroina resta con i vestiti bagnati (e, ricordo, siamo sotto Natale, il clima dovrebbe essere al di sotto dello Zero a Londra) coperta solo da una giacca che il nobile le ha lanciato con malagrazia, per diverse decine di minuti e poi, con tutta agilità viene portata in braccio dallo stesso nerboruto galantuomo fin dentro casa (quei vestiti bagnati, oltre a esser ormai diventati una ghiacciaia naturale, immagino fossero pesantissimi, difficile trasportare una pulzella, per quanto minuta, con tutto lo scafandro di gonne, sottogonne, allarga gonne, mutandoni e corsetti, tutti bagnati e tutti gelati) e tutto questo mentre la povera sorella Anne chissà dove si trova, ancora, tutta sola a una Festa del gelo animata solo da cartomanti e poco di buono… 

Arrivata alla fine del secondo capitolo, ho “capitolato” (perdonate il bisticcio di parole). Non si poteva continuare. La mia mente urlava chiedendomi a gran voce “Perché?” Perché, di grazia, vuoi massacrare il tuo intelletto leggendo questa roba? Ok, non sono le 50 sfumature ma pur sempre è robaccia, scritta malissimo, con nessuna attenzione ai dettagli, ai costumi e alle rigide etichette dell’epoca nonché tradotto in maniera pessima, con errori così grossolani da far impallidire chiunque si intenda almeno un poco di “buona scrittura”.

E ho dato ascolto alla mia “anima interiore”. Basta castronerie, basta libri brutti. Devo ringraziare Kindle per questo: avessi comprato il libro di carta avrei sciupato un bel po’ di alberelli. Con questo, un click su “cancella libro dal Kindle”, e il gioco è fatto. Nessuno si accorgerà mai neppure che questo libro l’ho comprato.

C’è però una domanda (polemica) che mi sorge spontanea: vuoi vedere che per certi generi letterari uno basta che scriva una qualsivoglia stupidaggine (mi impongo di essere educata e di non usare il turpiloquio) e i lettori se la leggeranno senza colpo ferire decretandone un immane successo? 

Valutazione: Una stellina (solo perché Amazon non permette di darne 0)

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