KOREANIS KARMA. DICIAMO TUTTI IN CORO: NAMASTE’ OLE’

Da anni ormai ho smesso di guardare la televisione. In casa mia, un apparecchio praticamente in ogni stanza, i televisori restano spenti per la maggior parte della giornata (e pensare che c’è chi li lascia accesi pur non guardando i programmi, solo allo scopo di sentirsi meno solo…) e se non fosse per le partite di calcio che forsennatamente guardano gli uomini di casa, l’abbonamento a Sky sarebbe da tempo stato annullato.

Non  so cosa sia la TV Generalista, trovando la sua programmazione talmente inutile e cerebro-lesiva da evitarla come la peste. Non leggo più neppure il Televideo, un tempo invece strumento di informazione veloce e pre-digerita un tempo molto in voga in casa mia.

E questo vuol dire che non guardo più la televisione? No. Solo che la guardo su internet. E non guardo programmi italiani. A parte i Drama coreani, che sono una delle mie passioni più grandi – anche se ultimamente non ne sto seguendo più come un tempo – ho scoperto le fiction norvegesi e finlandesi. I sottotitoli in inglese sono una gran cosa, mi permettono di connettermi a un mondo e a un modo di esprimersi totalmente differente e immenso. E io sono sempre stata un tipo ribelle, curioso di osservare le altrui tradizioni e modi di intendere la vita.

Ma ultimamente sto notando che molti dei siti che supportavano queste programmazioni stanno chiudendo. Ora, io comprendo il bisogno di tutelare la proprietà intellettuale e di evitare la pirateria. Ma, per dire, Blockbuster mi dicono sia fallito, difficilmente si trovano negozi che noleggiano DVD e a parte Netflix che permette di guardare serie televisive d’oltreoceano e/o da loro prodotte (e che non smetterò mai di benedire e di osannarne l’apertura), come si può fare per vedere e scoprire serie e film di altre nazionalità se non attraverso la rete? Se mi togliete i miei amati Drama Koreani, come potrò sopravvivere? Ma non solo. Ho bisogno di novità, di racconti e storie di vita vissuta, di differenti posizioni e opinioni, di concetti e angolazioni del vivere e della società. 

Non mi accontento di una visione unidirezionale, di un’opinione assolutista e univoca. Mai. E voglio scoprire cosa pensano del mondo e della vita anche i più piccoli e lontani paesi, i microcosmi sperduti e nascosti dall’altra parte del Globo. Io sono una curiosa della vita. Ho bisogno che questo mio appetito, questa mia fame venga soddisfata.

Fatemi vedere cosa ne pensa il mondo della vita e come vive questo pensiero. Senza infrangere regole e copyright.
E io sarò la persona più felice del mondo.

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NUOVE NOTE DI FACEBOOK: SARA’ LA FINE DEI BLOG?

Lo avevo letto qui:

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E avevo pure commentato che mi sarebbe piaciuta una cosa del genere: le note su facebook sono sempre state una possibilità interessante ma poco usata vuoi perché bruttarielle graficamente, vuoi perché non permettevano la duttilità dei post di un blog o quella di un post semplicissimo di facebook (dove puoi caricare le foto normalmente e con discreta agilità).

Ma oggi sono diventate una realtà. Ci sono le nuove Note!!! Eccovene un esempio:

Screenshot 2015-10-03 21.42.41

 

Unico difetto che ho riscontrato? La giustificazione del testo sia a destra che a sinistra, che manca. Io ODIO i post di qualunque tipo si tratti che non siano giustificati sia a destra che a sinistra. Faccio fatica a leggere i post degli altri blog, per questo motivo. Sì, lo so, sono un po’ strana.

E, le note delle Pagine non sono cambiate. Sono cambiate solo quelle dei profili. Quindi, Facebook, hai ancora tanta strada da percorrere. Speriamo di percorrerla insieme.

FACCIAMO IL PUNTO. NOVE COSE CHE HO FATTO O STO FINENDO DI FARE.

 

#PuntoDellaSituazione:

  1. Tre manoscritti di amiche scrittrici proposti a editori e accettati, uno dei quali già pubblicato, uno in uscita, l’ultimo spero anch’esso prossimissimo in uscita;
  2. Un manoscritto di amica scrittrice debuttante, che contrariamente al gusto dei “lettori magistrali” a me piaceva e che, da pochissimo ho saputo essere stato accettato dalla MIA casa editrice (quella per cui collaboro ora).
  3. Quattro mini-romanzi (diventeranno 3 ebook e 2 libri di carta) di scrittrice straniera letti, apprezzati, proposti a casa editrice, richiesto diritti esteri, ottenuti, da me tradotti, e presto pubblicati.
    Felice io.
    Son libri controversi, argomento difficile e particolare, ma belli.
    Molto intensi, emozionalmente parlando.
  4. Saggio su scrittura romance in buona dirittura di arrivo. Spero di riuscire a scrivere la parola fine in due, massimo tre settimane.
  5. Saggio su saga fantasy pazzesca, che amo e che apprezzo da morire che sta per esser iniziato.
  6. Giornata sul Fantasy da organizzare per seconda metà dell’anno.
  7. #ioleggodifferente, movimento per stimolare alla lettura di libri di nicchia, diversi, non bestseller che parte e approda al suo sito web personale.
    E’ bello!
  8. Rimane incerto il destino del progetto a cui tenevo di più, quello degli albi per bambini con argomento difficile. Ma non dispero. So che alla fine riuscirò anche in questo.
  9. Last but not least: #ilmanoscrittocheodio è in fase di editing e uscirà, anche se sotto pseudonimo e in ebook.

Cinque mesi di lavoro e nessun romanzo scritto.
Ma di scrittura, anche se altrui, continuo ad occuparmi. Perché io la SCRITTURA LA AMO.

LA VOGLIA DI LEGGERE E LA RISCOPERTA DEI BLOG

Son passati ormai tre anni da quando Splinder ha chiuso i battenti. E, ammettiamolo, WordPress, pur con tutte le sue applicabilità non è la stessa cosa. Non ha lo stesso fascino e soprattutto non ha la stessa famiGliarità che Splinder aveva. Perché Splinder era social prima ancora che i social network fossero inventati. Si faceva parte di un gruppo, di una piccola famiglia, si era amici anche se non lo si era in realtà. Ci si conosceva e ri-conosceva tutti, in rete e non. Mi capitò di essere al mare, una volta, il mio blog Scara[bl]occhi era online da almeno tre anni, e il marito di una mia conoscente mi chiese: “Ma tu sei una blogger?” e io, quasi intimidita “S..sì” e lui “E il tuo nick qual è?” e io “Ipanema” e lui “Tuuuuu? Tu sei Ipanemaaaa?” Insomma, ci si conosceva. Il nostro nickname arrivava prima della nostra immagine (che spesso, rigorosamente, si evitava di mettere), l’anonimato era una forma di “garanzia”: quello che contava era ciò che scrivevi, ciò che trasmettevi, non chi eri o come apparivi in foto. Poi vabbe’, c’erano anche i “troll” e quelli che fingevano di essere quello che non erano in realtà.

Sui blog si leggeva, si sperimentava, ci si contaminava. Si creava. Ma soprattutto, si leggeva.
Oggi, credo che con l’avvento di Facebook non si faccia più. Con twitter men che meno.

Mi sono presa la briga, oggi, di andare a leggermi i post dei blog che seguo qui su wordpress. E ho fatto una scoperta esaltante. Sui blog si scrive ancora, si riflette, si ragiona, si opina. E si informa. Ho ri-scoperto i blog e la lettura. Non ho intenzione di mollare di nuovo. Ritorno al blog con rinnovato entusiasmo. E spero di ri-trovare pure la mia vecchia famiglia di Splinder. Da qualche parte, lo so, i miei “fratelli di blog” ci sono ancora.

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GENTE PER BENE CHE INCONTRI SUL WEB (2)

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Era il 2002. Avevo un blog dove pubblicavo tutti i racconti che scrivevo. Mi leggevano e questo mi bastava. Ogni giorno i lettori aumentavano e iniziai ad avere anche “scrittori” che avevano all’attivo più di una pubblicazione come fan del mio blog. Uno di loro mi scrisse in privato dicendomi che ero brava, che dovevo provare a pubblicare. Io, non sapendo neppure da che parte cominciare, iniziai a cercare informazioni, interrogando la rete.

Mi imbattei in un sito web, Magnolia Italia. Si trattava di un sito di scrittura, gestito e condotto da un ragazzo con i capelli lunghi tenuti sempre legati con una coda di cavallo – questa era la sua foto sul sito – che aveva un nome “diverso” e “originale”, un po’ come diverso e originale lo è il mio: Heiko Caimi. Il sito aveva una newsletter interna dove mensilmente venivano pubblicati racconti e commentati dai lettori. Contattai quel sito, ottenni risposte molto precise direttamente da Heiko, venni inserita come autore nella newsletter e alcuni dei miei racconti sul blog furono divulgati nelle newsletter mensili.

Il sito mi indicò come loro autrice, con tanto di piccolo curriculum su di me.

Poi, mi accadde una cosa spiacevole. Fui attaccata su un blog di scrittori che avevo contribuito a costruire. Mi esposero al pubblico ludibrio, mi insultarono persino prendendo in giro la mia voglia di scrivere e il mio timido tentativo di avvicinarmi alla pubblicazione. Mi sentii così male, che cancellai il mio blog. Completamente. Un anno di racconti, di pensieri, di commenti di amici della rete svanito nel nulla. Mi ammalai persino. Decisi che volevo sparire dal web. E chiesi a tutti di dimenticarmi. Scrissi anche a Heiko e gli chiesi di togliere ogni traccia del mio passaggio dal suo sito.
Heiko mi sorprese. Perché mi rispose che, pur non sapendo cosa fosse successo, comprendeva bene i miei sentimenti e li rispettava, ma si ribellava assolutamente al fatto che io sparissi dalla rete. E pur togliendo il mio curriculum dal sito, non tolse il mio nome ma scrisse semplicemente che per ragioni private avevo deciso di far togliere i riferimenti alla mia persona ma che ero e restavo un’autrice Magnolia.

Non ho mai dimenticato questo gesto di delicata attenzione da parte di Heiko. Che, per anni ho perso di vista sul web, anche se, non è mai mancata una volta che non mi abbia inviato una mail a Natale e a Pasqua per farmi gli auguri.

Sono passati quasi 12 anni. E infine Heiko mi ricontatta. Mi chiede di tradurre per lui dall’italiano all’inglese, testi e racconti pubblicati su una nuova rivista letteraria da lui fondata e gestita: Inkroci.it

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Ho accettato con gioia. Un po’ perché tradurre mi piace (anche se sono terribile!) e un po’ perché la richiesta di Heiko mi ha onorato. Dopo 12 anni si era ricordato di me, anzi, in tutto questo tempo non mi ha mai dimenticato, né come persona né come autrice. Ma è il gesto, di non voler sapere ragioni e di mantenermi testardamente inserita nell’elenco delle collaborazioni che mi ha colpita molto, che mi ha commossa.

E io ho risposto volentieri alla sua chiamata.
Le persone per bene sul web esistono e sono persone belle. Io posso dire di aver conosciuto quasi soltanto quelle.
Heiko Caimi è il primo della lunga lista.

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Inkroci.it, la copertina del nuovo numero

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GENTE PER BENE CHE INCONTRI SUL WEB (1)

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Un anno e mezzo fa, per caso, cercando informazioni su Mika, ho incontrato Corinne e Gary su twitter. Abbiamo parlato tanto, prima di lui, poi anche di noi. Le chiacchierate notturne, tra uno scherzo e l’altro, si sono fatte più intime, più sincere, molto umane e toccanti. Corinne ha condiviso con me il dolore intenso di una perdita, io le angosce e le paure di madre di due ragazzi più o meno della stessa età dei suoi. Con Gary abbiamo sostenuto un ragazzino spagnolo, Mario,  solo e confuso sulla sua personalità,  e una notte lo abbiamo aiutato a curare la sorellina di quattro anni con la febbre alta.

Non si è trattato solo di “Mika”, anzi, forse Mika era un semplice poster attaccato a una parete. Ma li ho seguiti per tutto questo tempo, sentendo per loro un feeling e il sentimento di un’amicizia vera, anche se virtuale. A questo gruppo si sono aggiunte piano piano Solange, Sophie, Toshiko, e poi Sara e Ingrid. Persone bellissime, ognuna che brilla per caratteristiche personali uniche e irripetibili.

Sabato scorso Sara e Ingrid sono state a Parigi con Gary e Corinne, il giorno dopo Sophie li ha raggiunti.
Guardo le foto che hanno scattato per me, e li vedo insieme e sorrido.
Sono stata insieme a loro. Ho gioito e riso con loro.
Vorrei davvero, sul serio, essere stata con loro in quei momenti.
Ma so che arriverà quel giorno.

Esistono le persone belle  e io sul web ho conosciuto solo quelle. 


Owfully translated by me with google translate help (no time to think about it)

A year and a half ago, by chance, looking for information about MIKA, I met Corinne and Gary on twitter. We talked a lot about him and then even about ourselves. The night chats were full of jokes and stuff like that, and shortly have become more intimate, sincere, very human and touching. Corinne has shared with me the intense pain of a loss, I confessed to her my anxieties and fears as a mother of two boys more or less the same age as hers. With Gary we have supported a lonely kid confused about his personality, and one night we helped him cure his 4 years old sister with a high fever. It was not just about “Mika”, indeed, perhaps Mika was a simple poster attached to a wall. But I followed them all this time, feeling for them a true friendship feeling, even if virtual. To this group short after were added Solange Sophie, Toshiko, and then Sara and Ingrid. Beautiful people, everyone shininng for personal characteristics that are unique and unrepeatable.
Today Sara and Ingrid are in Paris with Gary and Corinne, Sophie joins them tomorrow. I look at the pictures they took for me, and I see them together and smile. I’m with them. I rejoice and laugh with them.
I would really, really be with them at this time.
But I know one day, that day will come.

Beautiful people on the web exist and I have met only those ones.

DON’T WORRY, BE SOCIAL!

social-network

Era un post sul mio facebook, ma ne faccio un post del mio blog…

#DontWorry #BeSocial: Interagisco su #Facebook quotidianamente, cinguetto su #Twitter almeno una volta a settimana, ho un #Blog su #Wordpress che aggiorno ogni tanto, ho #Tumblr#Pinterest #Social4Web e #Linkedin, ho creato un forum su #FreeForumZone, gestisco alcune #PagineFan su Facebook, rispondo a qualche domanda su #YahooAnswer e su #Quagg, non ho #Ask né #Flickr ma sono su #Anobii, su #Zazie, su #Wuz e su #Goodreads. Detesto #TripAdvisor ma faccio #Hangouts su #GooglePlus con le mie a-mike parlo con mio figlio via #Skype posto foto su #Istagram cerco musica con #Shazam ascolto musica con #Spotify e #Deezer carico video su #YouTube  #Dailymotion e #Vimeo mentre leggo libri con #Kindle… 

Thumbs up, like button on white background.
Sono abbastanza #Social?
il mio twitter: https://twitter.com/AmnerisDiCesare
il mio google+: https://plus.google.com/u/0/106743230113644564351/posts
il mio blog su wordpress: https://amnerisdicesare.wordpress.com/
il mio istagram: http://instagram.com/amneris991
il mio tumblr: http://amneris991.tumblr.com/
il mio pinterest: http://www.pinterest.com/andeca/
il mio linkedin: http://it.linkedin.com/pub/amneris-di-cesare/27/b55/329?trk=shareTw
il mio anobii: http://www.anobii.com/adc/books
il mio zazie: https://zazie.it/amneris/
il mio goodreads: https://www.goodreads.com/author/show/5173511.Amneris_Di_Cesare
il mio canale YouTube: https://www.youtube.com/channel/UCjq007S4ApDFlFYaBpMIbbg
il mio canale Vimeo: https://vimeo.com/user23819590
il mio skype: amneris991

le mie pagine fan:
pagina facebook Nient’altro che amare:  https://www.facebook.com/zannuta?ref=hl
pagina facebook Sirena all’orizzonte: https://www.facebook.com/sirenaorizzonte?ref=hl
pagina facebook Dodicidio: https://www.facebook.com/Dodicidio?ref=hl
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il forum Fiae su freeforumzone: http://fiaeforum.freeforumzone.leonardo.it/
il gruppo di Fiae su Facebook: https://www.facebook.com/groups/fiaeforum/

CAMBIO NOME, CAMBIO INDIRIZZO…

Finalmente mi sono decisa. Via il vecchio indirizzo che non mi rappresentava totalmente, nuovo indirizzo web e finalmente il mio blog con il mio nome:

SCARABOCCHI DI AMNERIS

da oggi ha un nuovo indirizzo:

https://amnerisdicesare.wordpress.com

cose assurde che si fanno alle 00:45 di notte…

#MIKA: LA LEGGENDA DI UN GIOVANE TALENTO (1° parte)

294881_158843634287876_1602995628_nMano a mano che Xfactor7 si inoltra in puntate sempre più emozionanti e intriganti, la popolarità e la curiosità nei confronti di Mika aumenta.

Tutti oggi, con la sua partecipazione a XFactor7 Italia, sembrano accorgersi e scoprirlo. E’ di qualche giorno fa l‘articolo di Selvaggia Lucarelli che rimbalzando in rete da social network a blog ha fatto “scalpore”.  A soffiare ancor di più sul fuoco, il servizio (meraviglioso) fotografico di Vanity Fair e la lunga intervista che Mika ha rilasciato, dove parla di sé, della sua famiglia, dei suoi progetti e… della sua lunga relazione con il compagno, il cui nome è ancora misterioso, e che vuole proteggere dall’assalto e dalla curiosità morbosa di fan e di media.

Insomma, Mika è esploso, è stato “scoperto” dagli italiani. Apparentemente, perché c’è chi, come me, (ma assolutamente molti altri prima di me!), segue Mika già da tempo. In tantissime/i in Italia (e ovviamente nel mondo) addirittura lo seguono, proprio letteralmente, fisicamente, fin dai primi giorni della sua “nascita” come pop star, nel 2007, all’uscita del primo album Life in Cartoon Motion, assistendo alle sue performance in giro per i suoi concerti nel mondo.

Di Mika, oggi, data la simpatia che sprizza e spande attraverso il tubo catodico, si parla ovunque, si raccontano i tratti salienti della sua vita, si mettono in evidenza caratteristiche e qualità davvero interessanti. Ma ogni informazione che viene data è comunque approssimativa, frettolosa, spesso inesatta o non completa. Perché su Mika si potrebbe parlare per giorni. Pur giovanissimo infatti (ha compiuto 30 anni lo scorso 18 agosto) è già così tanto e ha fatto così tante cose che si potrebbe scrivere su di lui un libro.

Cosa che personalmente io mi auguro lui stesso faccia presto, che scriva presto una sua autobiografia. La sua vita, il suo carattere e la sua ipercinesi sono davvero affascinanti.

Di Mika ho già  parlato  in questo post e in quest’altro. E qualcosina di Mika c’è anche qui, giusto per far capire quanto sia forte la mia “ossessione” per questo giovane talentuosissimo artista. 

E questo è un pezzo che non ho mai voluto pubblicare ma che scrissi di getto già più di un anno fa (se non lo faccio oggi, mi sa tanto che non lo farò mai più, per cui ve lo regalo, esattamente così come l’ho confezionato, con errori di battitura, sintassi, ortografia, grammatica analisi del periodo e tutto il resto 😉 ):

487334_165201006985472_1507728121_nIl 5 febbraio del 2007, esattamente sei anni e mezzo fa, usciva in Inghilterra Life in Cartoon Motion, album da cui proviene una canzone destinata a diventare in pochissimo tempo non solo il tormentone estivo per eccellenza di quegli anni, ma una hit internazionale, tra le più amate e ascoltate. Sottofondo musicale di spot pubblicitari di mezzo mondo, Grace Kelly infatti ancora oggi introduce e chiude molte delle sessioni sportive ed eventi sociali in svariati momenti della nostra vita. Il ritmo giocoso, la melodia spensierata non possono non aver contagiato anche il più timido e pallido degli ascoltatori. E sicuramente non sarà passato inosservato il suo creatore e performerMika, al secolo Michael Holbrook Penniman Jr.  Un bellissimo ragazzo dai tratti gentili, un sorriso adorabile e contagioso, una leggiadria nei movimenti e un’energia indomabile ma, soprattutto, una modestia inusitata. Sì, modestia, umiltà, parole che mal si coniugano con quelle di “successo”, “popolarità”, “fama” e “talento”. L’iconografia classica vuole infatti per ogni Genio, un atteggiamento sregolato, un comportamento eccessivo e invece Mika non è niente di tutto questo. Anche nelle prime interviste che hanno avuto seguito l’immediata popolarità scaturita dal successo della prima hit, Grace Kelly, e richieste da ogni dove nel mondo, Mika  non si risparmia e soprattutto non nasconde particolari della sua vita che fanno di lui un personaggio, oltre che un giovane artista dal talento impressionante e il tutto condito da una semplicità disarmante.

Già scrutando un po’ nella sua storia personale si scopre come Mika sia un personaggio degno di entrare da protagonista tra le pagine di un romanzo d’autore: nato in una Beirut sotto assedio nel 1983, ancora molto piccolo è costretto a trasferirsi con la sua famiglia a Parigi a causa della guerra civile libanese; sette anni più tardi, in seguito al rapimento del padre durante la Prima Guerra del Golfo e al suo trattenimento per quasi sette mesi presso l’ambasciata americana in Kuwait, insieme alla famiglia sarà costretto a  trasferirsi nuovamente e questa volta in Inghilterra. Per Mika adolescente sarà dura ambientarsi nella nuova realtà londinese.

“Mio padre non c’era e mia madre, ogni volta che le cose si mettevano male, accendeva la radio e ci mettevamo a cantare e saltare come se facessimo le prove di un’opera lirica. Anche quando abbiamo vissuto per due anni nella stanzetta di un bed and breakfast a Londra sopravvivevamo grazie alle nostre fantasie. Così funziona la testa di chi si sposta spesso. Crea un mondo che si porta con sé a ogni viaggio.”

Intervista a Io Donna 19 giugno 2010

945891_158843867621186_1965746983_nMostra infatti già su di sé i tratti inconfondibili di una personalità non convenzionale e la predilezione per un atteggiamento e abbigliamento fuori dagli schemi lo portano ad attirare troppo spesso l’attenzione malevola dei compagni di scuola che ne fanno oggetto di scherno e di veri e propri atti di bullismo. Anche a causa di seri problemi di dislessia che il giovane Penniman supererà in parte solo dopo i 17 anni, la madre decide di toglierlo dalla scuola e di fargli frequentare lezioni di canto e di pianoforte privatamente, a casa, per oltre sette mesi. Mika ha infatti difficoltà a leggere il pentagramma e le partiture musicali, cosa che però non gli impedisce di comporre e cantare. È dotato infatti di un’estensione vocale tale da permettergli di destreggiare sia le tonalità più basse sia di cantare addirittura in falsetto. Per questa sua caratteristica, è stato più volte paragonato a Freddy Mercury, Michael Jackson, Scissor Sisters.

Mika è un eclettico alla continua ricerca di musicalità proprie: compone e scrive canzoni fin da piccolissimo (la sua prima canzone la scrive a 7 anni, tra i 9 e gli 11 anni scrive jingle pubblicitari per grosse aziende quali la Orbit Chewing Gum e la British Airways), e l’educazione musicale classica influenza moltissimo il suo background culturale. Mika infatti frequenta prima la St. Philip’s School in Kensington dove in breve diventa il capo della Schola Cantorum (il coro della St. Philip) e successivamente il Royal College of Music che lascerà per dedicarsi interamente alla sua carriera professionale da solista. La sua capacità canora lo porta a cantare opera lirica in più concerti tra cui il Pilgrims Progress della Royal London Opera House di cui è rimasta la registrazione del suo intervento nell’atto 4

La sua voce è stata valutata con un range di tre ottave e mezza.

562631_149563971882509_13855723_nInquieto e in continua ricerca, Mika scruta il mondo musicale e soprattutto il proprio mondo interiore alla ricerca di una identità personale e artistica, componendo e scrivendo melodie che poi registra amatorialmente e pubblica in video MySpace. Prova anche a partecipare a un talent show musicale ma viene bocciato alle selezioni in quanto “la sua voce e la sua musica sono troppo strane, poco consone alle richieste commerciali del momento”.

Nel 2006 viene notato da un produttore discografico che gli propone di incidere un disco. Grace Kelly è il primo singolo che immediatamente schizza ai primi posti della hit parade inglese e si conferma hit anche in altri paesi europei e del mondo, mentre in Italia ottiene ottimi riscontri dopo la partecipazione di Mika al Festival di Sanremo di quell’anno. Ottenuto il successo, Mika confesserà di aver scritto Grace Kelly per dar seguito al suo senso di frustrazione dovuto proprio al fatto che i discografici non accettando la sua musica, giudicata troppo “strana” e particolare, tendevano a imporgli di omologarsi ai canoni commerciali delle Major Internazionali e al sound pop più in voga in quegli anni. Mika ribellandosi, ha saputo dimostrare di avere avuto ragione a non volersi omologare.

Nel giugno 2007 esce il secondo singolo  Relax (Take It Easy), e quindi  Happy Ending, Love Today e Big Girl (You Are Beautiful) confermando il successo iniziale e arrivando a vendere svariati milioni di dischi.  Dal 2007 al 2009 Mika trascorrerà il suo tempo in un Tour Mondiale dando concerti che vedranno un’affluenza di fan incredibile, e lasciandogli poco tempo per comporre e scrivere le canzoni per il nuovo album, The Boy Who Knew Too Much, che uscirà nel settembre del 2009. Di questo album, i singoli di maggior successo saranno: We are golden, Rain, Blame it on the girls. I risultati di vendita saranno sorprendentemente buoni anche se in tono minore rispetto a quelli del precedente album.

È Il successo pressoché planetario, quello per Mika. Un successo che riscatta gli anni bui trascorsi a farsi forza e a superare le angherie dei compagni, a dimenticare gli episodi di bullismo.

Ero il soggetto preferito dei bulli. Vestivo bizzarro, ero dislessico e molto timido. Facevo di tutto per essere popolare, ma non funzionava. Allora mi sono detto: “Devo trovare un modo perché la mia stranezza lavori per me, invece di distruggermi”. Mia madre era molto preoccupata in quel periodo, mi diceva: “Tu, o finisci in galera o diventi molto speciale”.

Intervista a Io Donna, 19 giugno 2010

Il piccolo Michael aveva capito che non c’erano alternative al bullismo: bisognava saper resistere e fare delle proprie fragilità la propria forza, il proprio valore aggiunto. E così è avvenuto. Mika oggi è una Star, osannata e celebrata, richiesta in tutte le parti del mondo, milioni di fan fanno la fila alla fine dei suoi concerti per strappargli un autografo, una parola, un sorriso. Ma fama e successo a parte, chi è veramente Mika, e soprattutto cos’è che lo rende così speciale? Perché speciale lo è sul serio. Parola di scout!

(continua)

LA VITA (WEB) E’ (UN SOCIAL) BREVE

Quando ho aperto questo blog era il lontano (per il web “lontanissimo”), 2002. Non sapevo bene cosa fosse un blog ma in realtà  nessuno lo sapeva, tutti navigavano “a vista”, senza aver ancora ben chiaro il tipo di direzione che avrebbe potuto prendere quel “diario online” che poi, negli anni successivi sarebbe diventato un “fenomeno” mediatico. Seppi immediatamente cosa farne: un posto dove cercare l’invisibilità visibilissima. Un modo per gridare all’aria i miei pensieri, aneddoti di vita, curiosità, scoperte, esperimenti, consapevole che tutti avrebbero potuto leggerli ma che in fondo, proprio perché così evidenti e sotto gli occhi di tutti, sarebbero stati notati da pochissimi. Invisibile nonostante fossi visibile. Era un bel pensare. Era una bella idea la mia. Poi, i blog cambiarono direzione. Si specializzarono. Nacquero le blog-star, i blog-contest, i “flame”, e tutto un corollario di blog-cose che permisero nel decennio 200/2010 un’ascesa del potere informativo e comunicativo della rete mai neppure immaginato. Arrivò MySpace, ma passò quasi subito, insieme a Second Life e a NetLog. Arrivò Facebook, che invece surclassò e travolse i blog. Splinder, la mia amata piattaforma blog, mai tradita in tanti anni, scomparve nel gennaio 2011, travolta da tsunami internettiani implacabili. Ma c’era già, in pianta abbastanza stabile WordPress e il blog – e il suo concetto primordiale – fu salvo. Facebook adesso sta arrancando. I più giovani Pinterest, Tumblr, Social4Web, ma soprattutto il rampante Twitter lo stanno soffocando. Il social inventato da Zuckemberg non vuole cedere il passo, e prova a reinventarsi ogni giorno di più, ma ahimè, temo anche per lui un’inesorabile, fisiologico declino. In tutto questo, gli utenti. Che oggi giocano con 140 caratteri a lanciare messaggi lapidari, a disperatamente diventare twit-star (l’evoluzione della blog-star) e che ancor più disperatamente provano a farsi ascoltare o anche soltanto udire. E’ un chiasso infernale. E laddove un tempo, con i blog, il gioco a rimbalzo dei commenti da un blog all’altro, il “io ti linko a te e tu mi linki a me”, un certo dialogo si apriva e si propugnava, oggi è tutto un bump e ri-bump di battutine, a volte ironiche, ma spesso acidamente sarcastiche. E’ il rigurgito della rete troppo piena, troppo comunicativa, che ha fatto indigestione. La rete ha un riflusso gastro-esofageo importante e non sa come curarsi, che Alka-Seltzer prendere per digerire tutta questa “comunicazione”. Ha bisogno di riposo. E il riposo dove lo trovi, in rete? Qui. Sui blog ormai divenuti silenziosi, isolati, ignorati. Invisibili. E di nuovo l’invisibilità visibilissima. Ritorniamo alle origini (web). E anche io ritorno al mio blog. Non è più quello su Splinder. Quello è sparito, ma i vecchi post sono stati travasati su WordPress. E’ sempre il mio vecchio blog ma nel frattempo è cambiato molto. Ha una faccia più matura, forse anche più rughe, esattamente quelle che ho sul volto nella realtà “reale”. Ma mi rispecchia comunque sempre. Ed ecco la mia decisione. Piano piano, ciao  vecchio e ormai frusto Facebook. Una strizzatina d’occhio a Twitter, che è ancora rampante e che, pur avendo lasciato da qualche tempo l’adolescenza virtuale per entrare nella “vita adulta” del social network,  fa tendenza. Su Twitter scrivo, parlo, rido, gioco, cazzeggio in quattro lingue differenti. Riscopro antichi amori e passioni sopite per anni, quali la musica, la storia dei protagonisti di un mondo che ho sempre assorbito senza soffermarmi a guardarlo realmente con gli occhi critici e attenti di chi vuole capirci qualcosa. Ma mi ritiro di nuovo qui. Dove nessuno mi legge, o se lo fa, lo fa con distratta e frettolosa curiosità e poi passa oltre. E mi rifugio in queste piccole stanze, che in fondo mi sono care perché sono me, un tempo entusiasta, oggi un po’ meno. Comunque alla ricerca di una pace e di una pacata armonia che forse posso ritrovare soltanto così.

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Awfully translated by me, myself and I 😉

When I started this blog was back (for the web “far away back”) 2002. I did not know what a blog consisted of but no one really knew, all sailed “in sight” without still unclear the type of direction that could have taken the “online diary”. Then, in later years it would become a “phenomenon “media. I knew immediately what to do of it: a place to look for highly visible invisibility. One way to shout to air my thoughts, anecdotes of life, curiosity, discovery, experiment, knowing that anyone could read them but in the end, because so obvious and visible to all, would have been noticed by few. Even though I was invisible visible. It was a nice thought. It was a nice idea of mine. Then, blogs changed direction. They specialized. Gave birth to the blog-stars, the blog-contests, the “flames”, and everything in a corollary to blog-things that allowed the decade 2000/2010 ascent of the power of information and communication network ever even imagined. MySpace came, but disappeared almost immediately, along with Second Life and NetLog. Facebook came and it outclassed the blogs. Splinder, my beloved blog platform, that I never cheated in so many years, disappeared in January 2011, swept by tsunami Internet users relentless. But there was already a plan quite stable and the WordPress platform – and its primordial concept – was saved. Facebook now is struggling. The youngest Pinterest, Tumblr, Social4Web, but especially the rampant Twitter are sort of suffocating it. The social invented by Zuckemberg does not want to give way, and tries to reinvent itself every day, but alas, I fear for its inexorable, physiological decline. In all this, the users. Who now play with 140 characters to send lapidary messages to become desperately twit-star (the evolution of the blog-star) and even more desperately trying to be heard or even heard. It ‘ s an infernal racket. And where once, with blogs, the “I’ll link you – you’ll link me” game to bounce comments from one blog to another, a dialogue was opened and advocated today is all about bump bump and re-jokes, sometimes ironic, but often acidly sarcastic. It ‘s the regurgitation of the network too full, too communicative, who has indigestion problems. The network has an important gastro-oesophageal reflux disease and does not know how to care, which Alka-Seltzer has to take to digest all this “communication”. He needs rest. And where can you find it, on the net? Here. On blogs that have become silent, isolated, ignored. Invisible. And again the highly visible invisibility. We return to the origins (of the web). And I return to my blog. Is no longer that of Splinder. That is gone, but the old posts were racked by WordPress. It ‘s always my old blog but in the meantime much has changed. His face is more mature, perhaps even more wrinkles have added, exactly what I face in the “real” reality. But it always reflects me. And here is my decision. Slowly fairwell to now old and shabby Facebook. A nod to Twitter, which is still rampant and that, despite having left some time to get into the virtual adolescence “adult life” of social networks, is trendy. On Twitter I write, speak, laugh, play, fooling around in four different languages. Rediscover old loves and passions lied dormant for years, such as music, the story of the characters of a world that I have always absorbed without stopping by and really look with a critical eye or the attention of those who want to understand something. But I’ll come back here again. Where no one reads me, or if she/he does, she/he does with careless and hasty curiosity and then move on. And I seek refuge in these small rooms, which after all are dear to me because I am myself and me, once excited, now a bit less enthusiastic. However, the quest for peace and a quiet harmony that perhaps the only way I can find is here.