IL #NANOROMANZO HA PRESO IL VIA…

E tutto grazie al #NaNoWriMo. Non so se lo terminerò, non so se lo pubblicherò quando lo avrò terminato, ma una cosa è certa, era un romanzo che dovevo scrivere e che adesso ho iniziato a scrivere. Volete leggere il prologo?

Lo trovate qui
Prologo 1 parte

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Prologo 2 parte

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HAPPY NANOWRIMO DAY

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Buon Primo Giorno del #NaNoWriMo a tutti!

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EWWA IMOLA – DONNE DI CARATTERE

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Un workshop sulla sceneggiatura, tenuto da sceneggiatori di grande valore. E gratis.
Quando vi ricapita?
Io ci vado. Voi fateci su un pensierino.

 

 

FLOW – TEATRO CELEBRAZIONI

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Sabato 28 ottobre 2017, ore 21:00.
Teatro delle celebrazioni.
Io ci sarò.

UN MIO RACCONTO PER BABETTE: QUESTA VOLTA COMICO E LEGGERO

Scrivo anche racconti che sono stati pubblicati in rete. Lo sapevate?
#sapevatelo.
Questo è uno di quelli.

Sono Solo Scarabocchi

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Chissà perché quell’abitudine di leggere sempre l’ultima pagina di un libro e mai la prima,  per capire se ne vale la pena.
“Sei storta da quando sei nata”  mi  ripete mia madre da una vita.
Probabile. Molte cose le faccio al contrario, infatti. Ma questo non è che mi dia più vantaggi, in ogni caso. Come adesso. I libri che ho visto fino a ora non mi hanno colpita. Questo che sto sfogliando, però, è ben scritto. Forse un po’ troppo poetico per i miei gusti.
La tentazione è forte, ma non lo comprerò. Mi vergognerei  a farmi vedere con un libro “rosa” in mano.  Mia madre sarebbe la prima a criticarmi: “Sempre con la testa fra le nuvole! Scendi sulla terra! Basta con le illusioni che leggi tutto il santo giorno in quei libri, fai qualcosa di diverso, vai in palestra! Lì, almeno, potresti incontrare qualcuno…”  Eh, sempre con…

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MASCHIACCIA

Sono Solo Scarabocchi

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San Lazzaro – Bologna 1968

Questa è la strada che percorrevo per andare a scuola, vedi? Si doveva passare di qua, lungo un sentierino sterrato, facendo attenzione a non inciampare nelle grosse radici dei sailici chini fin dentro il ruscelletto, il Rio, come lo chiamavamo noi e poi oltrepassarlo.  Avevamo persino costruito una passerella con vecchi tronchi ammuffiti, in modo da addomesticare il percorso. San Lazzaro non era così grande allora, come la vedi adesso. Era circondata da fattorie. Molti dei miei compagni venivano da esse. Per questo da noi si studiava tutto il programma fino al secondo trimestre e poi, nel terzo, mentre loro lavoravano nei campi, noi si  ripassava. Mi sarebbe piaciuto andare insieme agli altri a spulciar granturco, e magari a giocare a cucco tra i covoni. Ma mia madre non me l’ha mai permesso. Ricordo la gioia intensa che provavo, quando di nascosto scappavo nei campi…

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Dieci consigli preziosi sull’uso, della punteggiatura

Fantastico.
Non ho altro da dire, Vostro Onore.
(non l’ho detto io? Però Sposo Ciò Che Lui Ha Scritto. Amen.)

Bottega di narrazione - Corsi e laboratori di scrittura creativa

1. Tutto quello che vi hanno insegnato sulla punteggiatura (che la virgola segna una pausa piccola, il punto una pausa lunga, il punto e virgola una mezzana; che i due punti si usano solo per introdurre citazioni, frasi parlate ed elenchi; che le parentesi sono brutte da vedere; eccetera) andava bene quando ve l’hanno insegnato, alla scuola elementare, ma adesso che siete grandi non va più bene. O preferite credere ancora a Babbo Natale?

2. La punteggiatura non è un di più rispetto al testo (alle parole e alle frasi): la punteggiatura fa parte del testo e insieme alle parole e alle frasi concorre a fare ciò che un testo deve fare: produrre un certo effetto su chi legge. E non è vero che non si possano usare i due punti due volte di fila, né che non si possa cominciare un periodo con una ‘e’.

3. La punteggiatura non…

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RIFLESSIONI, BILANCI E CONSTATAZIONI

Ho scritto il post qui sotto (quello dopo la foto con lo scacco matto) mesi fa. L’ho scritto ma poi non l’ho mai postato.
Perché?
Perché non volevo piangermi addosso, non volevo suscitare la marea di commenti del tipo “Dai, non farlo!”Su, non ti abbattere” o anche “Resisti, non mollare!” che un post come questo potrebbe sollevare. Non l’ho mai pubblicato perché detesto le lamentele, specialmente le mie. E forse anche perché, a ritmo ormai ciclico, vivo un momento di UP e successivo DOWN senza sosta. E subito dopo aver scritto questo post è stata la volta del mio periodico UP. Ora, a dire il vero, non è che stia proprio in DOWN; e quindi, ragion per cui, ho deciso di postare questo pezzo  semplicemente perché ho davvero preso una decisione. Mi si potrà dire che ormai non credo più a me stessa nemmeno io perché praticamente mi smentisco ogni volta. Se questa volta è diverso una ragione c’è: ho smesso di aspirare a un qualche traguardo.
Vale a dire che ho smesso di pensare in termini di successo e di conferme. Ho iniziato a pensare solo in termini di voler scrivere quello che mi piace, come mi piace e quanto mi piace. Non mi importa più niente di quanto io sia letta, comprata, venduta. Apprezzata. Non me ne frega più nulla. Lo volevo prima. Ora, sul serio fottesega, per dirla come gli adolescenti di oggi. Perché in fondo, nel cuore e nella testa, un po’ adolescente ancora lo sono. E vivaddio.

Quindi, la decisione che ho preso è: scriverò quando ne avrò voglia senza preoccuparmi di chi mi pubblicherà. Pubblicherò, se ne avrò voglia, senza preoccuparmi di chi mi leggerà, di quanti mi leggeranno.

Scriverò. Punto.

Ho giusto un tre/quattro romanzi che voglio portare a termine di scrivere.

Poi, magari, appenderò la penna al chiodo.

Forse.

E ora, ecco a voi il post incriminato (per favore, nessun commento di sostegno e incitamento, non era e non è stato scritto per un fishing for compliments) :

Premetto subito che questo post non vuole essere uno sfogo e un j’accuse. Assolutamente niente di tutto questo. Si tratta di riflessioni pacatissime e costatazioni forse solo un tantino rassegnate e una presa di coscienza semplicemente realista. Pertanto chi leggerà tenga presente che non è scritto rivolgendosi a nessuno in particolare, insomma non è il solito post scritto a “suocera perché nuora intenda”.
Così, giusto per mettere subito le mani avanti.

Ognuno di noi ha un sogno o un’aspirazione che culla da tanto tempo, alcuni più di altri, certo e alcuni riscoprono quel sogno dopo avervi rinunciato da anni. Anche io sono una di quelle persone. Il mio sogno era la scrittura. Fin da adolescente ho impostato le mie scelte – fino a una certa età – rivolgendole all’unico scopo della mia vita: diventare una scrittrice. Vivere di scrittura. Lavorare per fare libri. Pubblicarne, farne pubblicare. Scrivere, comunque.

Poi il destino ha voluto altrimenti, mi ha fatto scoprire altre passioni, ho per anni dimenticato quel sogno ritenendolo irrealizzabile. L’avvento di internet e del computer ha soffiato via la polvere da quella cassetta in cui lo custodivo, ne ho ritrovato la chiave, l’ho tirato fuori verso i 40 anni.

Ci sono stati giorni in cui mi sembrava di non poter fare altro che scrivere perché era importante quasi quanto respirare. Ci sono stati giorni in cui leggere, tradurre, scovare talenti, vivere di progetti per libri che sarebbero venuti alla luce era un’impulso così impellente da farmi dimenticare tutto il resto. Ho vissuto per anni con questo tarlo, questa ossessione, questa passione.

Ma mentre mi divertivo nel vedere realizzarsi molti se non tutti i miei progetti – ho pubblicato qualcosa come dieci libri, senza contare quelli tradotti ma scritti da altri e le antologie che ho contribuito a formarsi – la mia vita scorreva inesorabile. E sebbene io avessi coronato parecchi dei desideri che cullavo da ragazza, non ho visto decollare quella che speravo sarebbe diventata comunque una piccola, dignitosa carriera alternativa.

Lo devo ammettere: ho pubblicato ma non ho venduto. Ho venduto, rispetto a tanti pochissimo.
Dicono: eh, sì, ma si vede che non hai fatto i passi giusti. Ci vuole la “promozione”, le presentazioni, le attività di socializzazione in loco, per conoscere i propri lettori.
Le ho fatte. Con grande fatica ed esborso di energie e contante. Unica cosa che ho ottenuto è stato il consenso un po’ stiracchiato da parte di amiche e conoscenti che si presentavano alla presentazione più per “dovere” che per vero piacere nell’esserci. Una volta. Già la seconda per il secondo libro quasi tutte declinavano giustificandosi con improbabili impegni urgentissimi altrove.
Eh, ma online devi costruirti il tuo pubblico, devi farti una piccola corte di fan che ti seguono.
Ho fatto anche questo.
Ho intrattenuto conversazioni amichevoli con tanti, rispondendo sempre con gentilezza e anche formando amicizie gradevoli che perdurano nella vita di tutti i giorni. Ma libri venduti/letti quasi nulla.
Eh, ma devi frequentare gli “ambienti” degli scrittori. Chi scrive di conseguenza legge anche tanto, e tu devi stare dove c’è gente che legge.
Ho fatto anche questo.
Ho seguito scrittori, partecipato a presentazioni, acquistato i loro libri, recensito online sui blog, ho fatto valutazioni e da beta-reader ad alcuni, ad altri ho addirittura fatto editing gratuito, ne ho intervistati una marea (si possono leggere i nomi sul blogroll), tra umili e potenti. Ma di libri venduti e/o letti, ma anche solo una condivisione sui loro social, Facebook o Twitter che fosse, quasi niente. Tornano a chiedere, a taggare, a promuovere il loro libro, magari a chiedere un’integrazione di intervista, ma dei tuoi libri a nessuno interessa. Di te a nessuno interessa.
Eh, ma dovevi entrare nei gruppi, nei blog-lit, nelle comunità di Google.
Fatto.
Niente.
Eh, ma…

Ma facciamo che mi rendo conto adesso che è una lotta improba.
Che non frega nulla a nessuno di ciò che scrivo e che se ciò avviene qualche domanda sono io che me la devo porre.
Non frega nulla a nessuno di me perché io non sono brava abbastanza.
Non sono originale, sono semplicemente una mediocre.
Scrivo robetta dozzinale e non ho genio ribelle in me.
Sono solo una che ci voleva provare, lo ha fatto.
Non c’è riuscita.
E ora è arrivato il momento di dire basta, smettila.
Prima o poi uno si deve arrendere.
Io ci ho messo più tempo degli altri, ma devo accettare l’idea che non vale la pena.
Non Valgo La Pena.
E quindi, smetto.

Smetto di provarci così tanto, di impegnarmi così tanto per me e per gli altri.
Smetto di usare le mie energie per una lotta contro i mulini a vento.

Smetto di illudermi, non certo di scrivere.
Quello continuerò a farlo.
E se a nessuno importerà, me ne sarò fatta una ragione.

E mi divertirò un casino di più!

 

L’Artigiano

Grazie Fabrizio per questo bel pensiero. Manca tanto, Fabio. Manca a tutti.

Wormhole Diaries

Artigiano

Il 9 agosto è venuto a mancare un uomo, un altro uomo. Ne muoiono tanti ogni giorno nell’indifferenza generale o nella sofferenza collettiva o famigliare.
Però ieri ne è morto uno speciale: Fabio Musati.

Chi frequenta questo blog ne avrà sentito parlare, fu il fondatore di F.I.A.E. assieme ad Amnerus Di Cesare, ne ideò la sigla e il motto: “Né comandanti né condottieri”
Rileggete e riflettete su quest’ultima frase, perché racchiude un pensiero profondo e pratico.
In un panorama come può esserlo quello della letteratura esordiente, più volte si scontrò con circolini e condominii di aspiranti scribacchini, chiusi a invidiare il prossimo o a darsi pacchi a vicenda sulla schiena, con personaggi dal discutibile carisma a tirare le redini di una baracca traballante.
Nessun comandante non voleva dire democrazia, non voleva dire che chiunque poteva dire cazzate, ma che nessuno gli avrebbe tappato la bocca o cacciato se sapeva stare…

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RECENSIONI, BELLE O BRUTTE, SI ACCETTAN TUTTE

(google images)

 

Micro Recensione per MIRA DRITTO AL CUORE

(grazie infinite, Gianna Martelozzo!)

Micro Recensione per VORREI AVERTI ADESSO

Grazie infinite, Erika! Di cuore!

Micro Recensione per FIGLIA DI NESSUNO

Dispiace non averti soddisfatto, Sofia Abbate. Sul serio.

 

Micro Recensione per FIGLIA DI NESSUNO

Grazie di Cuore, Bruno Barillà!

 

Ma per favore, non smettete di postarle. Belle o brutte che siano, le accetterò tutte!