CIAK… SI EDITA

Foto manoscritto in fase di editing. Qualunque errore vi troviate sarà presto corretto.

Un nuovo editing sta andando a buon fine. Intendiamoci, non ne sono ancora libera, la mia editor per questo lavoro è assai pignola, sicuramente mi restituirà il manoscritto per la ottava volta, pieno di cancellazioni e commenti.
“Caratterizza, caratterizza! Fammi vedere e non raccontarmi!”
è quello che mi esorta a fare praticamente da un mese e mezzo. E, sebbene sia convinta di essere abbastanza vicina alla fine del tunnel, già so che ancora un pochino di strada la dovrò fare.

Ma sapete che c’è? Mi piace. Mi piace da matti. E mi piace lavorare con lei. Quando tutto sarà finito, vi svelerò il nome di questa bravissima ragazza. E ovviamente, il titolo della novella, la casa editrice, forse persino vi metterò in anteprima la copertina. Cosa ne dite?

Bene, si torna al lavoro. Ho già visto le notifiche di Facebook lampeggiare e pare sia proprio lei… Fatemi gli auguri!

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UNDICI ANNI DI WORDPRESS

Ma di blog son molti di più. Almeno 17.
Tanti auguri Sono Solo Scarabocchi.

L’ORACOLO DI GIULIO MOZZI: COM’E’? TU LO HAI LETTO?

Foto da Pixabay.com

Ormai ho capito di non essere dotata del dono della sintesi. Rispondere alla domanda del titolo di questa… recensione (?) mi risulta difficile come e più che se dovessi dire l’esatto numero dei capelli che ho in testa (e fidatevi, nonostante l’età, ne ho tanti). Ma perché?

Perché non riesco ad arrivare diritta al punto: com’è L’Oracolo Manuale per Scrittrici e Scrittori di Giulio Mozzi? L’ho letto? Mi è piaciuto? L’ho trovato utile? Dice cose nuove o sono le solite “banalità sullo scrivere” che scrittori ed editor ormai arrivati al successo rimpastano e ne fanno il “Libro dei miracoli” del nuovo millennio?

Non posso rispondere così in fretta.

Devo andare a monte, divagare, prenderla alla lontana.

Quando sono venuta a sapere dell’esistenza di Giulio Mozzi? Tardi, se si pensa che la sua Vibrisse mailing list, molto “frequentata”, apprezzata e considerata una sorta di summit sulla parola e sulla scrittura, all’epoca era già stata chiusa, erano arrivati i blog e Giulio Mozzi ne aveva uno tutto suo privato su cui scriveva quasi solo mini-racconti sulle persone che incontrava alla fermata dell’autobus. Presto, se si pensa che poi Vibrisse blog fu creato, e da allora Giulio Mozzi ne ha dispensati di consigli di scrittura (e quasi tutti gratis).

Come sono venuta a sapere dell’esistenza di Giulio Mozzi? Per caso e per curiosità. Ero una “casalinga disperata e annoiata” secondo un distinto signore poeta che commentò il mio desiderio di imparare a scrivere per davvero, di migliorare la mia capacità di infilare una parola dietro l’altra; in effetti lui era dell’idea che di “libri bellissimi e scritti magnificamente ce n’erano già tanti, perché impegnarsi a scriverne altri di mediocri?“; ero “affamata” di scrittura, volevo tanto conoscere prima di tutto le famigerate “Tecniche”, quelle di cui tanti si riempivano la bocca ma che io non conoscevo ancora e non avevo individuato; dicevo ero una “Casalinga annoiata” che anziché andare a giocare a canasta con le amiche o a fare shopping in centro, oppure tentare di diventare “influencer” su Instagram (ah, già, Instagram non c’era ancora), se ne stava tutto il giorno sul web e soprattutto su Splinder a cercare di carpire i segreti della scrittura dai “professionisti”, dai “famosi-Scrittori-con-la-S-Maiuscola” che già imperversavano allora.

Ce n’era uno, in particolare, di questi “famosi” che ce l’aveva in maniera quasi ossessiva con un certo Giulio Mozzi. Era arrabbiatissimo, lo apostrofava di continuo con varie invettive. Ne deprecava persino l’esistenza in editoria, tacciandolo come, forse, la vera rovina della letteratura italiana contemporanea. Ovviamente, curiosa come una puzzola, andai in rete e cercai di capire il perché di tanto astio. Mi aspettavo di incontrare qualcuno pieno di sé, presuntuoso, che con il naso all’insù dispensasse pillole di saggezza e disprezzasse i poveri comuni mortali aspiranti scrittori.

Trovai una persona semplice, al limite della banalità – ma è un complimento in questo caso – che raccontava di scrittura come un papà racconta una favola al proprio bambino di due anni per farlo addormentare e senza alcuna velleità di primeggiare, di farsi notare.

Non sono mai più stata capace di staccarmi dai suoi blog, dalle sue pagine Facebook – vero, non mi sono mai neppure sentita così alla sua altezza da interagire con tutto ciò che lui scriveva e scrive – e in questi quasi vent’anni di web, l’ho sempre seguito come si segue una persona amica per cui si prova una stima immensa. E non è piaggeria, la mia, non lo conosco di persona, non sono mai andata a un suo corso, non ho mai avuto da lui nessun tipo di “spinta” o consiglio personale. Solo due, tre anni fa, non so, un’intervista, dove già dalle domande si comprende quanto… garrula e un po’ sciocca io possa diventare di fronte a una persona che stimo.

Il fatto è che dai suoi blog/Facebook/siti web ecc… ho tratto una marea di insegnamenti. Li ho tutti annotati, catalogati, sottolineati.
Scaricai, si parla di più di quindici anni fa, le sue “Chiacchierate sulla scrittura“, le stampai, le lessi, rilessi, sottolineai in modo tale che ormai non si legge più il foglio ma solo le mie glosse. Poi venne l’ebook: Non un corso di scrittura e narrazione. E da qualche giorno, sono la proprietaria orgogliosissima dell’Oracolo.

Adesso che mi sono un tantino spiegata, che ho fatto capire come io segua Giulio Mozzi da quasi vent’anni, posso dire com’è l’Oracolo: bello. Piacevole. Divertente da leggere e illuminante per certi versi.

E’ utile? Lo è.

E’ adatto a chi non conosce ancora le tecniche di scrittura? Serve al posto di un corso di scrittura creativa? Dipende. Potrebbe esserlo, certo. Ma solo se si è disposti a fare tesoro dei consigli e delle riflessioni che contiene.

E’ importante per chi già sa scrivere e conosce le tecniche? Io penso che lo sia moltissimo. Spesso, chi scrive e conosce le tecniche di scrittura è martoriato dai dubbi: sarò sulla strada giusta? Lo starò facendo nella maniera migliore? Dubbi che a volte bloccano lo scrivente, lo paralizzano proprio. Lo rendono cieco come un cervo di fronte agli abbaglianti di un’auto di notte. Ebbene, L’Oracolo Manuale per Scrittrici e Scrittori di Giulio Mozzi è fondamentale consultarlo per capire se si sta facendo giusto, se si sta affrontando la scrittura nella maniera più corretta, soprattutto, spiega con semplici consigli veloci e a tergo una riflessione più articolata, come ci si deve porre di fronte a un foglio bianco.

A me ha fatto piacere scoprire che la maggioranza dei consigli di Giulio Mozzi già li applicavo, senza sapere che fossero regole da seguire. Lo facevo a istinto. E quella piccola percentuale di consigli che, invece, mi è risultata del tutto sconosciuta, mi sta servendo ora per cambiare alcune impostazioni sbagliate che avevo dato al mio scrivere.

Perciò, sì: ho letto l’Oracolo Manuale per Scrittrici e Scrittori di Giulio Mozzi. E l’ho trovato utilissimo. Illuminante.

E in questi vent’anni, grazie ai suoi consigli – sparsi tra gli innumerevoli post, decaloghi, articoli, interviste che ha rilasciato – sono riuscita a pubblicare, più volte, a tradurre e a farmi tradurre, e… sì. E’ Giulio Mozzi che è utile. 😀

STANOTTE SI LEGGE…

I racconti delle donne, a cura di Annalena Benini – Einaudi
Diverso, di Caterina Baldassarre – Alcheringa Edizioni

Stanotte si legge… su carta. Si prova a tornare all’antico amore.

PARLIAMO DI THE OA

Immagine presa da Google

Ne avevo sentito parlare. E come sempre, quando sento incensare qualcosa in maniera ripetitiva mi astengo dal conoscerla. Perché? Perché troppe sono state le volte che le grandi aspettative sono state poi deluse. Preferisco scoprire le cose da me, senza spinte né condizionamenti. In genere l’emozione è persino più grande perché quando succede che per serendipità ti capita di scoprire qualcosa di infinitamente bello, hai come l’impressione di aver trovato il tesoro al limitare dell’arcobaleno o comunque di aver scoperto un’opera d’arte abbandonata in una soffitta.

Insomma, ne avevo sentito parlare. Me ne avevano parlato tanto. E io avevo ignorato i segnali. Ma in un pomeriggio – peraltro oberato di impegni – mentre indugiavo su cose amene come giocare a Township, giochillo elettronico per cellulari, ho aperto Netflix e ho detto: ma dai, perché non dargli una velocissima guardata e poi archiviarlo come noioso?

Ed ecco che sono stata risucchiata. In pratica sono entrata nel mood della serie e non ne sono più uscita. Oggi sono praticamente orfana di Prairie Johnson e dei suoi ragazzi, di HAP, di Homer, di Scott e le ragazze. Anche Karim mi ha conquistata, se vogliamo, anche se la seconda stagione è meno trascendentale e più mistery strizzacervelli.

La storia? Faccio un po’ fatica a condividerne le basi iniziali e una premessa è doverosa:

  • dovete sapere che sono una Spoileratrice Seriale. I
  • o SPOILERO TUTTO, indistintamente. Faccio cose che voi umani…
  • Nel senso: non guardo mai un film alla TV. Perché? Perché con le “vecchie” televisioni non puoi andare avanti e spoilerarti i finali.
  • Con quelli che invece guardi a pc, puoi farlo: posizioni il cursore sulla banda del film e fotogramma per fotogramma arrivi alla fine e vedi se c’è il lieto fine e soprattutto con chi.
  • Se si tratta di un libro, ovvio che oltre alla prima pagina, vado subito a leggere l’ultima. Ma mi dicono che questo è un vezzo da editor. Sarà?
  • Tornando ai film/serie TV, non contenta è facile che vada su Wikipedia a leggermi la trama. Se la cosa non mi basta, è ancor più facile che mi faccia il giro dei blog nel mondo a cercarmi i riassunti delle puntate se si tratta di serie o dei veri e propri spoiler se si tratta di film.
  • Non contenta, sono capace di andarmi a infilare in forum e gruppi FB di spoiler.

Quindi…
THE OA è una delle pochissime produzioni televisive che non ho sentito il bisogno di spoilerarmi, né per la prima né per la seconda stagione. Perché? Perché il procedere a tentoni, alla cieca (com’è in realtà Prairie all’inizio della sua avventura) è più entusiasmante. E’ vero, il primo episodio e parte del secondo è assai criptico e si fatica a sostenerlo, ma se insistete un pochino, sono sicura che alla fine la storia vi avvincerà non poco. Del resto anche Sens8 era così: in tanti hanno dichiarato di non esser riusciti ad andare oltre la metà del primo episodio, e io stessa ho dovuto guardarlo tre volte prima di arrivare alla seconda e capire di cosa si trattava. Quindi, regola n.1: insistete!

Perciò no. Non vi spoilererò la trama. Ma, se vorrete leggere qualcosa di più, potrete leggere la mia recensione sul blog Romanticamente Fantasy, appena uscirà.

Ah, nel frattempo, ho trovato la mia nuova MUSA.
lei, Brit Marling:

Brit Marling – THE OA
foto presa da Google

E NEL FRATTEMPO A TORINO…

E questo è tutto ciò che ho da dire sulla giornata di oggi a Verona. Passo e chiudo.

RECENSIONE: COISA MAIS LINDA (NETFLIX)

E’ uscita su Netflix il 22 marzo e mi ci sono voluti sette giorni per decidermi a guardare questa serie TV che, almeno a quanto sembrava dal trailer, dava erroneamente da pensare fosse una sorta di remake alla brasiliana di “The Marvelous Mrs. Masel” serie TV americana, visibile su Amazon Prime Video e che, come Coisa Mais Linda, pone al centro della scena una donna giovane, ricca, abbandonata dal marito alla fine degli anni ’50, che decide di prendere in mano la sua vita e scendere in campo come imprenditrice di se stessa.

Le analogie tra le due serie TV sono poche e limitate all’anno, il 1959, l’ultimo anno prima dell’inizio dei “favolosi anni ’60”, al fatto che entrambe le protagoniste, Miriam (Midge) e Maria Luiza (Malu), appartengono a famiglie facoltose e influenti a livello sociale e sono entrambe abbandonate dal marito all’improvviso, lasciate sole con l’umiliante scoperta di essere state tradite. Entrambe decidono di dare una svolta alla loro vita ribellandosi al diktat sociale che le vede ingabbiate in un solo ruolo: brave mogli in casa, oppure bel soprammobile da esibire agli eventi mondani la sera, in un mondo, sociale e professionale interamente comandato e dominato dagli uomini.

Le strade di Midge e Malu si dividono a quel punto. Una sceglierà forse una carriera più tosta, quella di diventare comico ed esibirsi nei locali sul palco, gareggiando con gli uomini a chi è più sferzante e ironico, e rischiando la propria reputazione in maniera più plateale, Malu invece quella di aprire insieme a una donna del “Morro”, la favela di Rio de Janeiro, un club di musica dove la “Bossa Nova“, il nuovo stile musicale che sta iniziando a far capolino sulla scena in quegli anni, possa essere il filo conduttore di tutta una serie di avventure.

Malu e la libertà di esistere. Coisa mais linda, Netflix

Attorno a Malu gravitano tre amiche: Ligia, amica d’infanzia con il sogno di diventare cantante, invece sposata a un uomo di famiglia potente a Rio e che sta rincorrendo la carriera politica; per questo motivo, Ligia ha dovuto rinunciare alle sue aspirazioni, sacrificandole per far emergere quelle del marito, candidato a sindaco di Rio. Una donna sul palco, in vista e adorata dal pubblico come immagine, mal si combina infatti con quella di “first lady” di un uomo politico. Theresa, invece, ha sposato il fratello del marito di Ligia ed è, donna molto in vista a livello nazionale: la sua immagine appare spesso sulle copertine delle riviste femminili dell’epoca, inoltre è redattrice proprio di una di queste, tra le più famose e conosciute. Unica donna – pare incongruente ma all’epoca non lo era – in una redazione dove sono solo gli uomini a firmare gli articoli per le donne e a deciderne gli argomenti da trattare; si scontra infatti spesso contro un capo-redattore che dire misogino è dir poco. Theresa fa molta fatica a imporre la idea di redazione per rivista femminile, si trova a dover da una parte respingere commenti volgari e molesti circa la sua avvenenza da parte dei colleghi ma anche in famiglia deve lottare contro l’ostilità della suocera. La donna infatti è invadente ed ingerisce in maniera plateale e odiosa nella vita dei figli, intimidendo e criticando aspramente le nuore, a suo dire, non adeguatamente sottomesse al volere dei mariti e colpevoli di non aver ancora donato ai suoi figli una discendenza. Poi c’è Adelia, la socia mulatta di Malu, che proviene dalla favela; per anni ha lavorato come domestica in casa di ricchi bianchi razzisti che le fanno ogni sorta di angheria, e che nasconde gelosamente un segreto, il nome del padre di sua figlia.

Adelia, Malu, Theresa, Ligia, protagoniste di Coisa mais linda (Netflix)

Il tema di fondo della serie è l’empowerment femminile e la lunga strada che le donne dovranno percorrere per raggiungere una vera indipendenza e affrancarsi in maniera decisiva dallo strapotere maschile: dal diritto a lavorare e ad avere contemporaneamente una famiglia dove la donna possa prendere decisioni e compiere scelte, al dire no alla violenza in famiglia fino ad arrivare alla libertà di amare chi si vuole, senza dover essere per questo condannate ed umiliate dalla società. Tematiche trattate con delicatezza ma anche con estrema lucidità queste in La cosa più bella.

Screenshot dalla serie TV “La cosa più bella” in onda su Netflix

A parte l’argomento “donne” che mi ha attirato da subito, due sono state le ragioni per cui mi sono entusiasmata a vedere questa miniserie in 7 puntate (e che spero abbia almeno un’altra stagione come seguito): la prima è la possibilità di ascoltare i dialoghi in lingua originale, il portoghese brasiliano, una vera manna dal cielo per me che adoro questa lingua e che soffro di costante “saudade” del mio paese, il Brasile, la seconda le panoramiche incredibili con scorci di Rio de Janeiro mozzafiato ma anche piccole scene con ambientazioni e riproduzione fedele della Rio della fine degli anni ’50. Per non parlare della mia adorata Bossa Nova, musica che permea e fa da sottofondo a tutta la narrazione e la “chicca” che mi ha fatto battere il cuore forte, il “cameo”, l’atto di presenza che viene fatto fare a Yemanjà, la Santa protettrice delle donne nel culto degli Orixà.

Rio de Janeiro – screenshot dalla serie La cosa più bella (Netflix)

Coisa mais linda, La cosa più bella, serie TV su Netflix è una miniserie che vale la pena vedere.

Malu e il mare di Rio de Janeiro – La cosa più bella (Netflix)

LA COSA PIU’ BELLA

Ho sempre pensato che le novelas brasiliane, sia quelle degli anni ’60 fino a quelle contemporanee fossero le più belle in assoluto.

Adesso però i miei fratelli brasiliani si mettono a produrre anche “serie TV” e questa, La cosa più bella, su Netflix è strepitosa.

Sono già completamente persa per tutto: ambientazione, fotografia, scenografia, costumi e soprattutto: MUSICA!

Screenshot dalla serie TV Netflix La cosa più bella.

Adeus!

ROSA ROSAE ROSAE

E’ da qualche giorno che ci penso. Rosa. Romance. Ma io, davvero scrivo Rosa?

Sono anni ormai che seguo il “Rosa” o altrimenti detto “Romance” come genere letterario che spopola tra le lettrici donna e che ha ricevuto una nuova dignità e splendore dopo l’avvento dell’e-reader, in special modo il Kindle. In realtà, questa cosa del “nuovo splendore e dignità” è un’affermazione che fece il n.2 di Kobo a un workshop di EWWA, l’European Writing Women Association che purtroppo si è spenta alla fine del 2018, chiudendo i battenti. Il dirigente – di cui ahimè non ricordo più il nome – sostanzialmente diceva che il Romance (e soprattutto l’Erotico) avevano ottenuto una crescita esponenziale delle vendite e di conseguenza della ricerca di nuovi testi da pubblicare perché, a suo dire, con un e-reader non sono palesi le copertine che di solito per il Rosa e per l’Erotico sono parecchio esplicite, e in questo modo le lettrici si sentono più a loro agio a leggerne senza sentirsi giudicate negli autobus, sui treni, nelle sale d’aspetto da chi, con loro in attesa, magari sbircia titoli e cover. Insomma, con l’e-reader si legge con privacy e si può leggere qualsiasi cosa.

Sostanzialmente sposo questa tesi: mi sento più a mio agio a leggere ciò che mi pare e non mi sento giudicata. Anni fa, leggendo un romanzo assolutamente mainstream, anche parecchio impegnato ma con in una copertina uno stralcio di donna nuda, mi sentii violata dal commento di un amico: “Ti sei data ai libri porno adesso?” e più che giustificare la mia lettura mi premunii di dare al suddetto la risposta che si meritava. Ma tant’è. Da allora, la cover in qualche modo conta anche per me – anche se non così tanto.

Dicevamo, quindi: Rosa o altrimenti detto Romance. Ancora c’è molto pudore su questo argomento. Il Rosa, come genere, è sempre associato a “futilità“, “favoletta“, “frivolezza“, quando non propriamente “ingenuità femminile“. E se si va a fondo alla questione, in qualche modo questo pensare ci può anche stare. I canoni del Rosa/Romance sono ben precisi e da essi non si può scappare:

  • Storia d’amore protagonista del romanzo
  • Coppia di innamorati (Lui/Lei o Lui/Lui o Lei/Lei non ha importanza) sempre al centro della scena
  • Conflitto che separa gli amanti
  • Lieto fine

Ci sono poi altre caratteristiche che in qualche modo gravitano attorno a questi cliché e che fanno da corollario:

  • I protagonisti o “leader romantici” sono belli da far svenire entrambi ma almeno uno dei due più goffo, umile, timido, spettinato, inconsapevole della propria bellezza e/ma dal carattere tosto e orgoglioso.
  • Uno dei due protagonisti ha sempre il predominio della scena, in un romance “Het” (dove la coppia è composta da Uomo e Donna), in genere chi “comanda” la scena è sempre Lei più di Lui (che nonostante sia “Uomo-che-non-deve-chiedere-mai” come Denim, in genere subisce e accetta tutte le scelte orgogliosissime di Lei e china il capo a ogni suo ribrotto).
  • Nel conflitto c’è sempre un’amica/sorella/mamma stronza che separa gli amanti, ma per poco. Più è stronza l’antagonista, più appassionante sarà il ritrovarsi della coppia e felice la lettrice.

Questo in poche parole. E ragionandoci su, mi sono resa conto che tutte queste regole io le ho sempre trasgredite.

  • In Nient’altro che amare, Maria a’ zannuta, la mia protagonista, è brutta. Ha i denti sporgenti e il viso sfigurato da questa malformazione che la fa sembrare una povera stupida. Viene violentata più volte, fa figli con ogni suo amante, vive una vita emarginata e non c’è un vero e proprio Lui con cui vivere il suo lieto fine. Dunque: non è un rosa.
  • In Figlia di nessuno, Nivea è una donna sì bellissima ma la bellezza dove vive lei, nella Favela della Rocinha, non serve a molto, se non a vendersi per cercare di uscirvene. Non c’è un vero e proprio Lui con cui vivere un lieto fine che, non è affatto scontato. Dunque: non è un rosa
  • Duel: gli uomini sono due. Ma la protagonista vera di questo romanzo è la gelosia. Dunque: non è un rosa
  • Mira dritto al cuore: anche qui gli uomini sono due, anzi, a dire il vero tre. E c’è sofferenza, per lungo tempo, per un arco di vent’anni tra speranze deluse e violenze subite. Dunque: non è un rosa
  • Sirena all’orizzonte: qui, addirittura, i protagonisti romantici della storia sono tre uomini, che rincorrono due donne sfuggenti e misteriose. Il modo di vedere l’amore da parte di tre ragazzi adulti e molto diversi come carattere e approccio tra loro. Due donne che sono sì presenti sulla scena ma solo come comprimari. Il conflitto è dato dal passato dei tre uomini, non c’è l’antagonista. Il lieto fine non è così scontato. Dunque: non è un rosa

Allora mi sto domandando: perché accanirmi sempre tanto su questo “Rosa”, se poi, io, in realtà, Rosa non ne scrivo, o meglio, ne scrivo ma trasgredendo praticamente tutte le regole non scritte di questo genere? E, altra domanda importante: non sarà che tutta questa trasgressione sia controproducente in termini di gradimento e di vendite?
Non mi rispondo. Anche perché, a pensarci bene a me non importa poi tanto. Non riesco a scrivere cose che non siano, quanto meno, un minimo reali. Mi piace raccontare di persone vere, che svolgano lavori normali, non eclatanti e originali, ma semplici, come il battere scontrini alla cassa di un supermercato oppure organizzare viaggi aziendali per industriali, o come segretarie, dattilografe che più che un grande capitano d’industria devono rispondere alla direttrice del reparto segreteria. Insomma, la vita normale, di tutti i giorni che diventa protagonista per qualche ora e su qualche pagina. Mi piace analizzare e raccontare di sentimenti. Non necessariamente storie d’amore a lieto fine.

Perciò il mio coniugare Rosa è sempre stato zoppicante e a volte fallace. Ma del resto, io, in Latino sono sempre stata un po’ somara.

E oltre al Rosa Rosae Rosae non vado.

Prove tecniche di pubblicazione

https://embed.wattpad.com/story/104753712

Sto provando a usare i Blocchi. E qui sopra ho incorporato un mio racconto inedito che potete leggere su Wattpad. Perché voi lo sapete che sono anche su Wattpad, vero?