A volte ritorno

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Sono stata via.
Sono stata male.
Sono svuotata.
Lo confesso, non ho voglia di di leggere, di pensare a nuovi progetti, di creare nuovi progetti.
Non ho voglia di niente. Di fare niente.
Ma senza scrivere non so stare.
Quindi, penso, ricomincerò da qui.
(Non è detto, forse.)
Da questo blog eterno che non muore mai.
Che si ferma a volte ma che ogni tanto, come un cuore malato, riprende a battere.

Ritorno. A volte.
E forse sto tornando.
a.

 

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Le due trincee

La Torre di Babele

Mi tocca parlare di politica e già questo mi fa venire l’orticaria. Ma devo pur mettere un freno a quegli “amici” (con o senza virgolette) convinti un po’ presuntuosamente di farmi cambiare idea. Sono stufo dei “ci voleva il cambiamento” e soprattutto di “lasciamoli lavorare”. Ho visto come stanno lavorando da anni per la mia amatissima città e mi basta, con la sindaca che ha già chiesto (e il governo non è ancora operativo) due miliardi per Roma, come se fosse solo questione di soldi. Ho visto come hanno rubato a piene mani quelli che per anni ci hanno ammorbato con “Roma ladrona”. La realtà è che ora il Paese è in mano a due ragazzotti così diversi (basta rileggere quello che si dicevano l’anno scorso) ma che per avere il potere fanno il gioco di essere alleati e democratici. Ma è la somma dei loro progetti (cioè…

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BUON 2018!

HAPPY 2018 (1).pngE’ stato un anno per certi versi esaltante, per altri terrificante. Ma è soprattutto un altro anno passato e noi siamo ancora qui a raccontarcelo.
E, a conti fatti, essere ancora vivi è un dono (o forse una condanna, chissà, ma io penso positivo e dico che è un regalo, una gioia e una fortuna esserci ancora, guardare il mondo e i suoi cambiamenti, sperare in un futuro, fare progetti per viaggi e concerti e sognare a occhi aperti…) e io spero di ritrovarvi tutti qui, a dicembre del prossimo anno, a darci gli stessi auguri, a mandarci gli stessi baci e abbracci, a lamentarci del troppo cibo, degli status noiosi, delle frasi livorose e quelle più allegre e superficiali.
Insomma, a tutti, ma proprio a tutti (belli e brutti, grassi o magri, amici o nemici) un abbraccio forte, l’augurio di una serata serena in compagnia di amici e persone care, un pensiero per coloro che ci hanno lasciato ma che di sicuro son qui con noi a festeggiare dall’altra dimensione e un consiglio: tenetevi il bacio migliore per chi amate e vorreste accanto a voi in questo ultimo giorno dell’anno.

2018
BUON ANNO !!!
Vi voglio bene.
Amneris

AUGURI A TUTTI!

A Natale

Regalate un libro, a Natale.
E un libro scritto da un autore italiano.
Possibilmente un libro scritto da un autore italiano
pubblicato da una piccola casa editrice o auto-pubblicato. 

Auguri a tutti!


source

 

E SI LEGGE…

Un anno strano, questo 2017 che sta volgendo al termine. Strano perché è stato un fermento continuo di idee e progetti ma, per ciò che mi riguarda, con pochissime nuove realizzazioni. Molte, moltissime letture. Goodreads mi informa che ho già vinto la GDR Challenge per il 2017 con 200 letture al traguardo (ma le ho già superate di poco) e questo non può che farmi davvero contenta. Il problema è che… di queste 200 letture ne ricordo si e no una decina, forse anche meno. Il leggere matto e disperatissimo, a volte non paga.

Per fare un bilancio sulle mie letture di quest’anno, inizierò con il citare quelle che mi sono rimaste impresse e che ritengo degne di un cenno:

Il ragazzo ombra, Laura Costantini
I cento colori del blu, Amy Harmon
Wonder, R.J. Palacio
Tredici, Jay Asher
Sei il mio sole anche di notte, (Making faces) Amy Harmon
Quando Giulio tornò single, Paolo Capponi

questi i libri letti nella versione tradotta in italiano o scritti da autori italiani (notate, questi ultimi sono soltanto due).

Per le letture – sempre in prevalenza ultimamente – in lingua originale, le letture davvero di pregio per quel che mi riguarda sono state:

The Tin Box, Kim Fielding
Rattlesnake, Kim Fielding
Sidecar, Amy Lane
Innocence, Suki Fleet
Wolfsong, TJ Klune

e se si possono considerare “letture” anche se in realtà li ho tradotti quest’anno ma letti già in passato:

John & Jackie, TJ Klune
This is not a love story, Suki Fleet

Quindi, non mi resta che augurarvi tante ottime letture in questo Natale 2017

RIFLESSIONI SULLA EMME – LITERATURE

 

Ho iniziato a leggere romance da non moltissimo tempo. Prima leggevo “altro”. E… “Alto”, con la lettera Maiuscola. I classici, i contemporanei “eruditi” e “illuminati”, quelli che si citano a cena con gli amici intellettuali e una certa soddisfazione nel sentirsi rispondere “Ah, di lui/lei non ho ancora mai letto niente” e con una certa condiscendenza e compiacimento da “benvenuto nel nostro club d’elitari”...

Oppure, per farla ancor più sofisticata, leggevo gli autori “di nicchia”, quelli pubblicati dalla piccola editoria di qualità, quelli che di sicuro da lì a dieci anni sarebbero emersi, avrebbero scalato le vette dell’Editoria Big (sempre con la lettera maiuscola) e magari, chissà, avrebbero vinto un Campiello o uno Strega. Vuoi mettere di poter dire “io leggo Abate/Murakami/NomeAPiacere fin dai suoi esordi?”

Eh, fa figo, non fate finta che non sia così.

Non ho mai amato molto i vari generi letterari: thriller, noir, horror, storico, comico, sci-fiction... Facevo eccezione per il Fantasy e il Fantastico (che infatti, lapsus forse freudiano, cito con la lettera maiuscola al contrario degli altri “colleghi” di genere), di cui per anni sono stata davvero una piccola esperta. Perché il Fantasy e il Fantastico mi regalavano tutta quell’evasione di cui avevo bisogno quando volevo staccare la spina. Volare in groppa a un drago o correre per valli sconfinate a cavallo accanto a un elfo, usare la magia e abbattere il Male, era il massimo della goduria, letteraria sempre, s’intende. Del Fantasy romantico invece provavo fastidio. Certo, amavo certe storie d’amore che si formavano all’interno di alcune saghe epiche ma a dire la verità, era come se il romance all’interno del fantasy facesse un po’ a pugni. Il Fantasy, quando è tale, è serioso perché appunto “epico”. Dolcezze e romanticismi, men che meno sensualità, tendevano a rovinare il mood, mi dicevo.

E poi, si sa, il romance non è mai piaciuto molto, da che mondo è mondo , in campo letterario “d’elite”.

Ma non è che col Fantasy si andasse molto lontano, in quanto ad apprezzamento: se dicevi che amavi il genere, se andava bene venivi guardata come un’aliena (molti non sanno neppure la differenza tra Fantasy e Fantascienza, per dire) oppure una “mamma” che legge le favole ai figlioletti (e lì le vorrei vedere a leggere Twilight a una bambina di sei-sette anni… vabbe’). Perché il Fantasy (insieme al gemello Fantastico) genera da sempre forti pregiudizi: non è un genere serio, è un genere per “amatori” e sognatori, gente che vive in un mondo tutto suo; soprattutto, il Fantasy, è un genere di serie B perché è considerato “per bambini”, favolette che si raccontano ai piccoli per farli star buoni. Semplice, senza troppe complicazioni (vagli tu a ricordare lo Schema di Propp, così, giusto per fare l’erudita!)

Allora quando è cominciata col romance? Sono onesta. Dopo aver letto Danielle Steel e, arrabbiata per la povertà stilistica della maggior parte dei suoi romanzi, mi dissi “ma quanti ne vogliono scritti così? gliene scrivo uno al mese!” E nacque il mio primo “romance”. Solo che non era affatto romance. Siccome non riuscivo a mantenere la storia sui binari canonici

dell’ incontro + scintilla che scocca + passione che sboccia + conflitto + separazione degli amanti + angoscia + incontro + chiarimento + lieto fine,

anche quel romanzo era troppo complicato e crudo per essere “romance” e scoprii poco dopo che c’è un genere che descrive quello che non è puramente rosa, ed è il “women’s fiction”. Pure lui non troppo popolare, mi dicono.

Ma la svolta è stata quando mi fu commissionato un manuale di scrittura romance. Scoprii che di “rosa e romance” non conoscevo nulla. Non sapevo da che parte cominciare. E da dove si comincia, quando si vuole conoscere qualcosa di cui si è quasi totalmente all’oscuro?

Si comincia dal fare domande. E domande le ho fatte. Trovate sul blogroll di questo blog le interviste che ho fatto sul romance in questi tre anni di indagine. E si legge. I libri rosa scritti dalle autrici e gli autori più… autorevoli (perdonate il bisticcio di parole). Si domanda, si legge e… si studia.

Ho scoperto così che il “romance” o “rosa” nasce dall’esigenza, alla fine dell’800 delle donne di far sentire la propria voce, di parlare e di leggere dei propri problemi. Il “primo rosa” infatti non era poi così “roseo”. Raccontava di matrimoni combinati e mancanza di amore, di donne depresse e distrutte, desiderose di un po’ di sollievo da quello che immaginavano fosse il loro karma, il loro destino. In pratica, il “rosa” è il primo, vero grido di autonomia e indipendenza della donna. La prima vera, autentica rivendicazione dell’essere femminile. Certo, con altre regole e scopi, ma pur sempre la prima alzata di voci di donne in mezzo a un coro di voci perennemente maschili.

Non sono cambiate molto le cose in quasi 200 anni di storia del rosa. Le donne ancora oggi vogliono sentir parlare e leggere del loro mondo, dei loro problemi, soprattutto vogliono sentire parlare di amore. Di un amore spesso irrealistico, magari, ma pur sempre un moto dell’anima, un impulso, un’esplosione di sensazioni. Di sensualità, anche, certo. E perché mai non dovrebbero?

E, guarda caso, statistiche narrano che il mercato dell’editoria nazionale – ma anche mondiale – è sorretto dalle vendite di questi libri. Dei libri che comprano le donne. Che oggi possono pagarsi e comprarsene in grande quantità perché sempre più indipendenti anche economicamente. E il genere che “salva” e permette alla narrativa “di qualità”, quella di cui sopra, che si accenna nei salotti il più delle volte per far colpo sulla platea di ascoltatori, è il misero e infimo “rosa”. Chi para, scusate il francesismo, il culo alla “Narrativa Mainstream”, quella degli Strega e dei Campiello, o che per lo meno permette alle Case Editrici Big di coltivare e cullare giovani virgulti di scrittori “d’Alto Lignaggio Intellettale”, è la modesta e sciaguratissima narrativa romance, quella dei maschioni palestrati che frustano giovani e goffe fanciulle e che poi le carezzano fino a farle godere di molteplici orgasmi. Insomma, la “Narrativa di EMME” è quella che salva la “Narrativa Elevata”. Pensa un po’.

Ho letto tanto romance in questi anni. E, lo ammetto, non ho letto molta roba buona. Tra venti romanzi (self e di case editrici, perché non è solo colpa del self-publishing la narrativa di “EMME”) romance, magari ne saltava fuori uno degno di essere terminato fino alla fine. Spesso capitava di non trovarne nemmeno uno. C’è, è vero, tanta, tantissima EMME in giro e nel girone infernale del romance molto più che altrove. Non è un segreto e nessuno lo mette in dubbio. Ma in un paese dove non si legge, dove i “non lettori” arrivano a coprire il 40-60% della popolazione nazionale, dove i libri si regalano a Natale e nelle feste comandate solo perché è più facile e te la cavi con pochi euro e in genere con titoli generalisti “per andare sul sicuro”, io confesso che preferisco che si legga EMME piuttosto che non si legga affatto. Del resto, “demmerda” era stato definito anche Harry Potter, a suo tempo. E la Rowling era stata condannata senza appello come semi-analfabeta (quando non si insinuava fosse uno pseudonimo che celasse un progetto studiato a tavolino da cinque-sei illustri ghost writer). Oggi la Rowling è osannata come genio e di Harry Potter si inizia a leggere nei libri scolastici della scuola dell’obbligo. Ma guarda... (sempre per tornare al Fantasy e Fantasico, letteratura di Serie B di cui sopra).

Sì, il romance spesso è EMME. Ma se fa leggere e accosta la gente ai libri e alla lettura, io saluto con piacere la EMME. Perché è un po’ come dire: “non sono razzista ma…”, “non sono omofobo ma…” quel “romance è tutta merda”. E sì, io sono una di quelle che scrive quella roba lì. E mi metto quell’epiteto sul profilo di Facebook.

Ho terminato di leggere un romance, scritto da un’americana che non avevo mai letto, in cui si legge:

“spesso le donne leggono romanzetti d’amore perché i libri ti consentono di essere chiunque tu voglia, di fuggire da te stesso per un po’”.

Ci sono ragazze e ragazzi che per fuggire dal dolore interiore si tagliano o smettono di mangiare. Si procurano dolore per fuggire a dolori più intensi. Se un libro rosa di merda permette di fuggire da quel dolore con la sola forza delle parole, allora, spiegatemi, che male fa?

Io sto con il rosa, io sto con il romance.

Di Emme o non Emme.

L’esalogia di Shadowhunters di Cassandra Clare vista da Amneris Di Cesare

Grazie a Librolandia per la citazione al mio saggio.

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Il problema era che Simon non sapeva fare le valigie come un vero duro.

Per una vacanza in campeggio, tutto a posto; per fermarsi una notte da Eric dopo un concerto nel fine settimana, d’accordo; per una vacanza al sole con sua madre e Rebecca, passi. Simon era capace di mettere insieme creme solari e pantaloncini da bagno, delle magliette con il nome delle band che suonavano e la biancheria pulita necessaria, anche senza preavviso: Simon era preparato alla vita normale.

Anch’io sono preparata alla vita normale. Biancheria pulita e costumi da bagno vanno bene, un “tostapane, da modificare per usarlo come arma” però non trova posto nella mia valigia. Sarò strana, ma i tostapane li uso per fare i toast. Un uso da arma impropria viene ipotizzato da Simon Lewis, il protagonista di Le cronache dell’Accademia di Cassandra Clare. Per questi dieci lunghi racconti la Clare si è…

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#NANOWRIMO RAGGIUNTO IN ANTICIPO!

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Ho iniziato il #NaNoWriMo con molta perplessità: prima di tutto ero assolutamente in ritardo. Un fine settimana lungo sulla Costiera Amalfitana mi aveva tolto da casa e dal computer per ben cinque giorni. E inoltre, il progetto che avevo in animo di scrivere per questo “Nano” non era quello che alla fine ho incominciato, bensì un altro, ma il ferale quadernino con l’outline e la programmazione di quel romanzo era stato dimenticato in un altro posto e quindi, avevo quasi deciso di non partecipare a questa sfida.

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Poi ho iniziato a pianificar Cuore d’ortica. A scriverne il prologo – che potete trovare qui  e qui –  e i primi capitoli – un estrattino lo trovate a questo indirizzo qui – e mano a mano che passava il tempo, incalzata anche da tre fantastiche Alpha-reader (Cinzia, Isabella e l’immancabile Gabriella) be’, che dire? Sto andando avanti. Ho raggiunto e superato le 50.000 parole, in anticipo sul 30 novembre, data ultima delle verifiche di rito, il libro però è ancora molto indietro nella sua narrazione. Ribadisco ciò che avevo detto per il NaNo: non so se finirò di raccontare questa storiaqueste storienon so neppure se mai avrò il coraggio di presentare questo romanzo a una qualche casa editrice, probabilmente no, non lo avrò, è un romanzo che attinge molto dal mio privato e non so se ho voglia di denudarmi così, ma mi basta averlo scritto, basta aver rovesciato quelle parole sulla carta, per il momento. E’ già un traguardo e una vittoria. E poi ho “vinto il mio secondo #NaNoWriMo di Novembre“. Adesso guardo verso il Camp NaNoWriMo di Aprile. 😀

Avanti così! 

IL #NANOROMANZO HA PRESO IL VIA…

E tutto grazie al #NaNoWriMo. Non so se lo terminerò, non so se lo pubblicherò quando lo avrò terminato, ma una cosa è certa, era un romanzo che dovevo scrivere e che adesso ho iniziato a scrivere. Volete leggere il prologo?

Lo trovate qui
Prologo 1 parte

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Prologo 2 parte

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HAPPY NANOWRIMO DAY

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Buon Primo Giorno del #NaNoWriMo a tutti!

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