SUL ROMANCE: DIECI DOMANDE A SIMONA LIUBICICH

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Simona Liubicich nasce in Liguria nel 1970. Sposata con una figlia, vive nel Levante. Inizia la sua carriera di scrittrice nel 2010 con la pubblicazione di un romanzo contemporaneo di guerra. Nel 2012 entra in Mondadori Harlequin, per la quale ha già pubblicato quattro romanzi storici erotici. Collabora con Delos Books come consulente editoriale e scrittrice, con diverse pubblicazioni, articoli e un manuale di scrittura creativa. Da poco ha iniziato l’attività di editor.

  • Perché scrivere “rosa”? Com’è nata questa passione e/o determinazione a scrivere “romance” o “rosa”. Perché “rosa” e non un altro genere. Il genere rosa mi ha sempre affascinato, sin da ragazzina, quando rubavo di nascosto i primi romanzi a mia madre. Ho sempre amato la scrittura e le materie umanistiche. L’approccio col rosa sicuramente deriva dalla mia natura fondamentalmente romantica e con una punta di passione.
  • Il genere “rosa” è quello che in campo editoriale vende di più e quello che suscita più pregiudizi: perché secondo lei? Perché purtroppo viene messo all’angolo e considerato di serie B. In troppi credono ancora che la letteratura rosa sia un genere mediocre. Non si rendono minimamente conto di quanto sia esteso il mercato commerciale di questi libri e di quante ottime autrici se ne occupino. C’è ancora vergogna a mostrasi in pubblico con un romanzo rosa. Niente di più sbagliato: non abbiamo nulla da invidiare agli altri generi letterari o agli altri scrittori. Se sai scrivere bene, non devi temere niente e nessuno.
  • Quali sono le scrittrici/gli scrittori rosa italiane/i più importanti, attualmente, sulla scena editoriale secondo lei? In Italia la regina incontrastata del romanzo rosa è Mariangela Camocardi.
  • E quali le/gli scrittrici/scrittori stranieri? Per quanto riguarda l’estero, la mia preferenza va a Mary Balogh.
  • Romance: le regole per scrivere un buon libro “rosa”. Cosa funziona in un romanzo di genere “romance”? Primo, il talento della scrittrice. Segue la preparazione del plot che non deve essere mai scontato o ripetitivo, lo studio approfondito dei dettagli prima della stesura e una revisione molto approfondita.
  • Cosa cerca un lettore in un romanzo rosa? L’evasione, un mondo dove poter sognare e perdersi, una realtà dorata che porti un po’ fuori dalla quotidianità. Una fiaba, insomma.
  • Le idee, lei, come le trova? Dipende: talvolta ci penso su per parecchio, ma mi capita anche di trovarmi in giro e scorgere un dettaglio che mi colpisce e fa subito pensare a un’eventuale trama per un libro. Altre volte anche il sentire discorsi, magari seduta a un tavolino di un bar, mi scatena la fantasia. Ci sono dunque mille modi per creare l’atmosfera giusta per un romance.
  • Le regole sono fatte per essere trasgredite. E’ d’accordo? È possibile trasgredire alle regole del “romance”? In parte sì. Possiamo cambiare il plot tingendolo di giallo, di rosso erotico, di avventura, ma sul finale non si discute. Il lieto fine è ciò che le lettrici ambiscono e noi siamo felici di esaudire i loro desideri.
  • Dove va il romance? Cosa ne pensa della “deriva” LGBT e MM? Il romance, specialmente negli ultimi tre anni, si è evoluto in diverse strade secondarie, pur seguendo sempre il filone romantico. Che si tratti di coppie etero, gay, lesbo o tg, credo che non cambi la questione. È sempre amore. Prima non se ne parlava, erano argomenti considerati tabù. Ma la società si evolve, così come lo fanno i nostri pensieri e comportamenti. Ci adeguiamo quindi anche a categorie di romance che trattano un amore non etero, ma ugualmente romantico e passionale.
  • Un consiglio a chi vorrebbe scrivere “romance”? Mi ripeterò, ma il talento è alla base di tutto, seguito da un’ottima conoscenza linguistico-grammaticale. Non ci si improvvisa se non si è capaci di usare un congiuntivo. Si deve studiare con impegno, partecipare a corsi di scrittura creativa, cominciare ad approcciare l’ambiente per gradi e soprattutto, e lo riperterò sino alla nausea, ci vuole umiltà. Nessuno è un genio, a parte pochi conosciuti al mondo. Non bearsi mai del proprio lavoro, accettare critiche costruttive e consigli di chi è più esperto è un’ottima base di partenza per il successo. Queste sono le regole per me. Certamente, insieme a un pizzico di fortuna!

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“Era l’imbrunire, le onde si infrangevano contro la scogliera sollevando nugoli di goccioline spumose e l’aria era pervasa dal sapore di sale. La carrozza procedeva spedita lungo la strada fuori città. Stava attraversando Hillsmouth Wood e dondolava pericolosamente a causa del terreno sconnesso e profondamente fangoso dopo l’ultimo acquazzone. Evangeline era terrorizzata: appena lui si fosse accorto della fuga, sarebbe scoppiato un putiferio. L’avrebbe inseguita e uccisa senza pietà. Che cosa ho fatto, mormorò portandosi una mano a coprire la bocca. Lui era peggio di una bestia, non provava sentimento e la considerava una sua proprietà, come un gioiello da esibire. Non avrebbe perdonato lo smacco del suo trofeo improvvisamente scomparso perché lei gli aveva fatto credere di appartenergli e ora lo aveva pubblicamente deriso. Tuttavia, Evangeline rialzò subito il mento: non doveva avere paura, non più. Era riuscita a scappare, a liberarsi da quella prigione infernale e avrebbe combattuto per la libertà. Doveva solamente raggiungere Plymouth e imbarcarsi sulla nave diretta in America: lì avrebbe fatto perdere ogni traccia e ricominciato una nuova vita.”

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Copertine dei romanzi di Simona Liubicich
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Ultimo lavoro pubblicato di Simona Liubicich
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3 Comments

  1. Molto interessante. Condivido tutto quanto Simona Liubicich ha detto in merito al romance, al “rosa”. Non un genere di serie B, bensì una galassia sfaccettata di “fiabe” per giovani e adulti. Perché di fiabe con “e vissero felici e contenti” abbiamo sempre bisogno. Poi, torniamo alla realtà di tutti i giorni, ma almeno per qualche ora la fantasia ci ha portato a indossare le vesti (talvolta succinte!) di un’eroina.

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